Avviata la messa in sicurezza per i cantieri di Pedemontana
Si tratta di indagini archeologiche e bonifica di ordigni bellici
Al via le indagini del sottosuolo per verificare l’assenza di bombe inesplose o reperti archeologici nelle zone del cantiere di Cassano Magnago. L’attività, avviata oggi, servirà a mettere in sicurezza l’area di cantiere e a completare le indagini archeologiche già parzialmente effettuate nei mesi scorsi. Nel dettaglio: si tratta di indagini archeologiche e la bonifica di ordigni bellici.
Le prime indagini archeologiche sono state effettuate negli ultimi mesi del 2009, sia con sopralluoghi aerei che di superficie. Questo ha consentito di dividere la zona in settori a basso, medio ed alto potenziale archeologico.
Sui settori ritenuti a medio e alto rischio, come alcune aree di Cassano, sono stati fatti rilievi ulteriori con veri e propri scavi a strati per esplorare direttamente l’area. Sono state scavate due trincee, lunghe 50 e 160 metri, per verificare l’esistenza di reperti lasciti dai popoli del passato, il tutto sotto la stretta sorveglianza di un esperto archeologo che ha supervisionato ogni fase di scavo così da assicurare la consegna di eventuali ritrovati alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia.
Nessun oggetto appartenente al passato è stato ritrovato nella zona interessata, come risulta dalla relazione finale. Ora, parallelamente alla bonifica degli ordigni bellici, parte la seconda fase delle indagini archeologiche con perlustrazioni su eventuali reperti in metallo come lance, spade o armature.
L’attività di bonifica dagli ordigni bellici avviata oggi, tecnicamente BOB (Bonifica degli ordigni bellici), è tipica delle opere stradali e prevista dalla legge per i lavori che implicano scavi nel terreno.
A partire da questa mattina, nell’area cantieristica di Cassano Magnago sono partite le perforazioni del terreno al fine di escludere l’esistenza di bombe della seconda guerra mondiale e di residui archeologici in ferro.
La bonifica si svolge attraverso perforazioni a una profondità compresa tra i 3 e i 7 metri dal livello del suolo, variabili in base al tipo di terreno e di scavo previsto. Si procede con una serie di perforazioni che, secondo uno schema a griglia, consentono di verificare l’intera area. Nei buchi vengono calate delle sonde per rilevare la presenza di metalli che, se rilevati, potrebbero corrispondere a ordigni inesplosi o a reperti archeologici. Nel primo caso si provvederà a far brillare la bomba, nel secondo a consegnare il reperto alla Sovrintendenza.
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