Il crocifisso e la libertà religiosa
Alberto Lombardi, capogruppo Udc di Somma Lombardo, ha scritto un suo contributo sul tema
Egregio direttore,
La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni". E’ quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana.
Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione.
La sentenza emessa oggi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sul ricorso presentato da Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese, contro l’esposizione dei crocefissi nelle scuole ha previsto che il governo italiano dovrà pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza, rende noto l’ufficio stampa della Corte, è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.
Premesso che è una fortuna vivere in un mondo multiculturale e che la convivenza tra diverse religioni e’ una ricchezza, il crocifisso rappresenta un peso culturale ed educativo che è davvero irresponsabile voler cancellare. Lo ha affermato anche in un’intervista alla Radio Vaticana, mons. Vincenzo Paglia, responsabile della commissione Cei per il dialogo interreligioso, commentando la sentenza della Corte europea di Strasburgo. "A me pare – ha aggiunto mons. Paglia a proposito della sentenza – che parta da un presupposto di una debolezza umanistica oltre che religiosa del tutto evidente: perché la laicità – ha spiegato – non è l’assenza di simboli religiosi ma la capacità di accoglierli e di sostenerli di fronte al vuoto etico e morale che spesso noi vediamo anche nei nostri ragazzi".
I luoghi pubblici italiani sono stracolmi di crocifissi, non credo che ci sia nessuno che pretenda di toglierli perché levano la libertà di religione.
Se dovessimo togliere tutto quello che è cristiano, dovremmo abbattere campanili, chiese, distruggere i simboli religiosi nelle strade e nelle piazze italiane, non dovremmo più guardare una moltitudine di quadri e opere d’arte in genere.
Il simbolo del crocifisso rappresenta il simbolo di una civiltà che è la nostra, quale danno può fare a un ateo o a un appartenente ad un’altra religione?
Il tema della religione può essere affrontato sotto vari aspetti e in modo tranquillo:
chi non crede ha dei diritti che non sono comunque lesi dalla presenza del simbolo della civiltà cristiana, perché il crocifisso è un simbolo che non offende nessuno, anzi bisogna riconoscergli un valore civile e uno stimolo alla solidarietà.
"La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione". Lo ha affermato il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini in relazione alla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sulla presenza del crocifisso nelle classi.
Il Parlamento Europeo il 17 dicembre ’09 ha deciso comunque di rinviare il voto sulla sentenza della Corte Europea per i diritti umani, che condanna la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane. Il voto era previsto per il 17 dic. ’09 ma l’aula, su richiesta del capogruppo dei socialisti al Parlamento, il tedesco Martin Schulz — per il quale la questione è solo italiana e quindi non necessita un voto del Parlamento — si è espressa a favore del rinvio del voto alla prossima seduta plenaria, per valutarne nel frattempo l’opportunità.
Oggi la conferma è arrivata al ministro degli Esteri Franco Frattini. Ad occuparsi della vicenda sarà la Grande Camera, l’unico istituto in grado di impugnare le sentenze della Corte dei Diritti dell’Uomo, e solo in casi particolarmente complessi. La Grande Camera si pronuncerà nei prossimi mesi con verdetto definitivo, nel frattempo sono già in atto le indagini normative.
"Siamo vivamente compiaciuti che la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia accolto la richiesta dell’Italia di rinviare alla Grande camera la discussione sul ricorso italiano contro quell’assurda sentenza che vietava l’esposizione del Crocifisso nelle scuole italiane. Siamo convinti che quest’organo di giudizio sia più serio e attendibile e meno esposto a colpi di mano da parte di chi vuole attentare alla sovranità degli Stati, all’identità culturale dell’Italia e dell’Europa, e ai diritti di libertà dei cittadini". Lo afferma il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione.
"Credo che per questo motivo – continua – tutti gli italiani e gli europei si debbano rallegrare se verrà sconfitta quella che non è una richiesta di libertà ma il tentativo di imporre un divieto, l’affermazione di un diritto di prevaricazione: la maggioranza non ha più il diritto di fruire dello spazio pubblico esponendo in esso i propri simboli religiosi e culturali.
Come capogruppo UDC di Somma Lombardo sono pienamente soddisfatto della decisione ed altresì orgoglioso che, quegli eventi di sensibilizzazione alla cittadinanza attuati localmente tramite raccolta firme ed una mozione in consiglio comunale, abbiano aiutato a rivedere quella prima pronunciazione definibile solo “abominevole”.
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