Accam, Cicero rilancia l’offerta del teleriscaldamento

Superato lo scoglio politico dell'assenso di Busto al revamping, si attende la presa d'atto dell'assemblea dei soci. I lavori al via l'inverno prossimo, l'impianto rinnovato in funzione dal 2013

Dopo l’approvazione del centratto di superficie e della fideiussione a garanzia del revamping, Accam vive certo sonni più tranquilli di qualche mese fa. Sia pure con ritardo, la partita del riaggiustamento strutturale è vinta per la SpA che gestisce l’inceneritore di Borsano. Busto ha detto sì, e la strada appare in discesa. I tempi sono stati dilatati (almeno fino al 2025), le banche hanno avuto tutte le garanzie possibili sui rientri dell’operazione. E all’orizzonte rispunta l’ipotesi teleriscaldamento.

Degli aspetti tecnici del revamping, votato a suo tempo dall’assemblea dei soci, si era detto dettagliatamente già un anno fa.  Un impianto nettamente più "pulito" quanto ad emissioni produrrà, secondo le previsioni, più energia da una parte e parecchio meno inquinamento dall’altra. Non prima del 2013, però. I tempi non sono brevissimi. Come lunghi saranno poi quelli per ammortare le decine di milioni di euro del revamping, che anche sulle tariffe di conferimento alla fine si faranno sentire.
La prima scadenza è quella del prossimo 20 aprile, con la nuova riunione dell’assemblea dei 27 Comuni soci. Superato lo scoglio dell’accettazione da parte di Busto delle condizioni del rilancio dell’inceneritore, all’assemblea sarà sottoposto l’accordo con cui il Comune cede alla società il diritto di superficie, che andrà in ulteriore garanzie alle banche insieme alle fideiussioni degli enti locali. Su quest’ultimo punto finora solo un piccolo centro come Vanzaghello ha detto no, incassando il plauso dei no-Accam. «Abbiamo già le approvazioni di Busto Arsizio, Canegrate, Parabiago, Samarate, Olgiate, Fagnano…» rileva Paolo Cicero, presidente di Accam, certo più disteso di qualche giorno fa quando replicava a muso duro alle critiche di una componente del PdL, quella di Libero Confronto.

Il finanziamento per i lavori dovrebbe poter essere erogato a giugno: il 30 maggio scadrà la gara indetta per verificare se esistano condizioni miglirative rispetto a quelle attualmente previste. Ottenuti i fondi, scatterà la gara fra le quattro ditte preselezionate per l’esecuzione dell’intervento – ci saranno fra l’altro tre mesi per la realizzaizone del progetto definitivo, insomma i lavori non partiranno prima di gennaio 2011. E richiedendo circa due anni per l’ultimazione, la prossima incarnazione di Accam vedrà la luce nel 2013. L’attuale consiglio di amministrazione di Accam è in scadenza molto prima: a fine esercizio di bilancio, cioè a giugno. A richiesta, Cicero si sente di azzardare che anche il prossimo presidente potrà essere di Busto. Sul punto precisa però che «essendo questa una realtà delicata e particolare, la figura del presidente non andrebbe scelta dietro trattative fra partiti o fra enti locali, bensì per competenza». Meno alchimie e contrappesi, e più meritocrazia, insomma: «serve l’uomo giusto al posto giusto. Con ciò nulla voglio dire su me stesso, intendiamoci: lascio il giudizio sulla mia gestione agli altri». Che, almeno a Busto, spesso non sono stati teneri.

Una prospettiva su cui Cicero insiste, a questo punto, è il teleriscaldamento. «Potete scriverlo a caratteri cubitali» dice, «con il teleriscaldamento, con la fornitura di calore ed energia alla zona industriale e non solo, Accam, proprio in base alle normative europee che si citavano in recenti modifiche introdotte al testo della convenzione con Busto, non sarebbe più un impianto di smaltimento, bensì di recupero». Differenza sottile: sempre di bruciare rifiuti per cavarne energia si tratta, alla fine, ma Cicero è convinto che sul teleriscaldamento si possa e si debba puntare per il futuro. Ciò benchè l’inceneritore sorga in media a un chilometro e mezzo dalle prime concentrazioni di potenziali "clienti" – il raggio economicamente utile del servizio è di una manciata di chilometri al massimo, ma è anche vero che entro i quattro km dai camini di Accam vivono settantamila persone. Spetta ad Agesp Energia la prima mossa, spiega: «noi potremmo muoverci anche domani, siamo già pronti per fornire questo servizio, a loro realizzare la rete, se c’è la volontà politica e imprenditoriale in questo senso…» Una volta fatto il teleriscaldamento, però, altro che 2025 e oltre: sarebbe la definitiva conferma sine die dell’impianto, con l’incenerimento che non lascerebbe spazio a nessuna alternativa nel raggio di molti chilometri, condannato a "consumare per produrre". La scelta richiederà dunque non poca ponderazione.

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Pubblicato il 14 Aprile 2010
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