Cinema e teatro uniti per ricordare la strage di Marzabotto

La tragedia, meglio nota oggi come l'eccidio di Monte Sole, sarà ricordata con lo spettacolo "Hanno memoria le querce, hanno memoria!" e il film "L'uomo che verrà"

Antonietta Benni, Pio Borgia, Lidia Pirini e Lucia Sabbioni: quattro voci per ricordare l’eccidio di Monte Sole, comunemente conosciuto come strage di Marzabotto. Saranno le parole di questi quattro testimoni, scampati miracolosamente alla furia omicida del maggiore Walter Reder e dei soldati tedeschi della 16ª divisione granatieri «Reichsfuhrer-SS», a tessere la trama del recital «Hanno memoria le querce, hanno memoria!», proposto dal teatro Sociale di Busto Arsizio nell’ambito delle celebrazioni cittadine per il sessantacinquesimo anniversario della Festa della Liberazione.
Domenica 25 aprile, alle 17.00, gli spazi del ridotto «Luigi Pirandello» si aprono, dunque, al racconto teatrale di quello che Salvatore Quasimodo definì «il più vile sterminio di popolo»: un insieme di massacri compiuti dai tedeschi tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, su ordine del generale Albert Kesselring, nel territorio dell’Appennino bolognese, sull’altipiano di Monte Sole, all’interno di un’operazione di rastrellamento contro la formazione partigiana «Stella rossa», capitanata da Mario Musolesi detto «Lupo». Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, tre centri abitati arroccati sul crinale tra il fiume Reno e il torrente Setta, furono lo scenario di questa efferata carneficina, nel quale vennero massacrati, nei modi più violenti e brutali, 770 civili, tra i quali 216 bambini di età inferiore ai 12 anni (i dati, frutto di un lungo lavoro di ricerca, sono stati resi noti dal Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto nel libro «Marzabotto. Quanti, dove e chi», uscito nel 1995 per i tipi della casa editrice bolognese Ponte nuovo e aggiornano la cifra di 1830 morti, riportata nella motivazione per la medaglia d’oro al valore militare e nell’epigrafe del poeta Salvatore Quasimodo per il faro monumentale sulla collina di Miana).
A raccontare questa triste pagina della nostra storia recente, ricordata come il più terribile massacro compiuto dai nazisti in Italia, saranno gli attori del teatro Sociale, insieme con i bambini dei laboratori «Officina della creatività» e i ballerini della «Star Dance» di Turbigo.
Attraverso quattro testimonianze, tratte da stringati verbali di interrogatorio o raccolte da studiosi e giornalisti, verrà dipinto, pennellata dopo pennellata, un affresco apocalittico della strage di Marzabotto, caratterizzata da episodi di aberrante crudeltà: stupri, impalamenti, mattanze a colpi di bombe a mano e mitragliatrici, feti strappati da donne incinte, neonati lanciati in aria e usati come tirassegno.
Quattro sono i luoghi simbolo dell’eccidio nei quali il pubblico verrà idealmente condotto attraverso una coinvolgente rievocazione storica e letture drammatizzate: l’oratorio di Cerpiano, al centro del memoriale di Antonietta Benni, la “botte” di Pioppe di Salvaro, dove si salvò Pio Borgia, e la chiesa e il cimitero di Casaglia, posti nei quali Lidia Pirini e Lucia Sabbioni assistettero, impotenti, allo sterminio di un’ottantina di persone, tra i quali don Ubaldo Marchioni, giovane parroco ucciso barbaramente mentre celebrava la santa Messa.
Fonti documentarie del recital, il cui titolo è tratto dall’omonimo canto spirituale che monsignor Luciano Gherardi scrisse nel 1978, sono stati tre libri sull’eccidio: «Le querce di Monte Sole. Vita e morte delle comunità martiri fra Setta e Reno (1898-1944)» dello stesso Luciano Gherardi, edito dal Mulino nel 1986, «Marzabotto parla» di Renzo Giorgi, stampato nel 1991 da Marsilio editore e ripubblicato nel 2007 da Franco Cosimo Panini, e «Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole» di Luca Baldissara e Paolo Pezzino, uscito nel 2009 per i tipi del Mulino.

Il teatro Sociale di Busto Arsizio ricorderà i martiri delle terre tra il Reno e il Setta anche nella giornata di lunedì 26 aprile con una doppia replica, alle 9.30 e alle 21.00, del film «L’uomo che verrà» di Giorgio Diritti, con Alba Rohrwacher, Maya Sansa e la piccola Greta Zuccheri Montanari. La pellicola, candidata a sedici David di Donatello, racconta la storia di Martina, una bambina di otto anni, figlia di una povera famiglia di contadini. «Anni prima –si legge nella sinossi- ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. La mamma rimane nuovamente incinta e Martina vive nell’attesa del bambino che nascerà, mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile fra le brigate partigiane del comandante Lupo e l’avanzare dei nazisti. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il bambino viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti».

Entrambi gli eventi sono a ingresso libero e gratuito. Per informazioni è possibile contattare la segreteria del teatro Sociale di Busto Arsizio allo 0331.679000 o consultare il sito internet www.teatrosociale.it.

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Pubblicato il 23 Aprile 2010
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