Il Premio Chiara è entrato nelle parole di tutti i giorni
La ventiduesima edizione della manifestazione letteraria sarà da ricordare, non solo per i tanti ospiti illustri, ma anche per la capacità del premio di stare in mezzo alle persone e nella loro testa
Questa edizione (la ventiduesima) del Premio Chiara sarà da ricordare, non solo per i tanti ospiti illustri e i finalisti di rango, che hanno certamente contribuito alla riuscita della manifestazione letteraria, ma anche per la capacità del premio di stare in mezzo alle persone e nella loro testa. In tutti questi anni lo sforzo degli organizzatori è stato (giustamente) quello di portare fisicamente il premio nei luoghi della varesinità, o meglio, dell’Insubria: le fabbriche, i caffè del centro, il lago (Luino e l’eremo di Santa Caterina del Sasso), le residenze storiche diventate luoghi istituzionali (Villa Recalcati, Ville Ponti), il Canton Ticino. Mancava però una certa trasversalità del premio che potesse trasformarlo in un appuntamento di tutta la comunità. Quella trasversalità che si percepisce quando si sente parlare del Festival della Letteratura di Mantova, dove un’intera città si mobilita. (foto: Giacomo Cardaci al centro tra Bambi Lazzati e Gianni Spartà)I segni di questo cambiamento del Premio Chiara ci sono stati e si possono riassumere in due fatti emblematici (almeno per chi scrive). Il primo è stata la scelta di presentare il libro "La formula chimica del dolore" di Giacomo Cardaci, giovane di 22 anni guarito dal cancro, nella hall dell’ospedale di Circolo. Non in una sala conferenze, che pure in ospedale non manca, ma in un luogo di transito, dove la gente si ferma, chiede e riparte subito. Ebbene, molte persone, che del Premio Chiara non sapevano nulla e si trovavano lì per altre ragioni, non sono ripartite e si sono fermate ad ascoltare le parole di Cardaci. Se le prime file erano occupate dai“cooptati” del premio per conoscenza, amicizia e lavoro; le terze file, no. E di persone, quella domenica, nelle terze file ne sono transitate molte. Il capolavoro, poi, lo ha fatto il giovane scrittore che, sollecitato dalle domande del giornalista Gianni Spartà, ha trasformato un tema trattato ancora troppo spesso come un tabù, in un vero racconto letterario.
Il secondo fatto riguarda, invece, il massimo rappresentante della Camera di Commercio. Durante una conferenza stampa che non c’entrava nulla con il Premio Chiara, Bruno Amoroso, presidente dell’ente camerale, aprendo il suo intervento ha detto: «domenica alle Ville Ponti con Francesco Guccini abbiamo vissuto una giornata memorabile». Si puo’ ipotizzare che il vecchio cantore della via Emilia piaccia a un industriale, oppure che il presidente della Camera di Commercio appena puo’fa pubblicità ai suoi gioielli sul colle di Biumo. O forse è più probabile che il Premio Chiara inizia ad entrare nella quotidianità delle persone e quindi anche nelle loro parole.
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