Arrestato Iovine, il boss dei Casalesi
Alla vista degli agenti non ha opposto resistenza. In casa non c'erano armi e, al termine del sopralluogo, è stata scoperto un piccolo bunker che tuttavia non sarebbe mai stato utilizzato
La latitanza di Antonio Iovine, boss del clan dei Casalesi, si è conclusa dove era cominciata, 14 anni fa, a Casal di Principe, roccaforte della cosca più potente della Campania.
A catturarlo gli agenti della squadra mobile di Napoli, diretti da Vittorio Pisani, che erano da tempo sulle sue tracce. Iovine si nascondeva in un villino di via Cavour, dove veniva ospitato dal proprietario, muratore incensurato, arrestato con l’accusa di favoreggiamento. Era lui, insieme con la moglie e una figlia, a prendersi cura del latitante, e di questo gli investigatori della squadra mobile ne erano ormai certi tanto da "monitorare" tutta una serie di "siti", ovvero di abitazioni e nascondigli riconducibili alla famiglia.
Alla vista degli agenti lui non ha opposto resistenza. In casa non c’erano armi e, al termine del sopralluogo, è stata scoperto un piccolo bunker che tuttavia non sarebbe mai stato utilizzato. Nessuna soffiata ha messo la polizia sulla strada giusta, hanno tenuto a precisare gli inquirenti. La cattura ha rappresentato il risultato di una lunga serie di appostamenti e, soprattutto, di mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali. Resta la questione di come sia stato possibile a un esponente del calibro di Iovine di restare alla macchia per 14 anni nonostante fosse braccato da polizia e carabinieri.
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