Delitto Castiglioni, impossibile stabilire l’ora della morte

Secondo il perito della difesa di Stefano Castiglioni, accusato di aver ucciso il padre, non furono fatti accertamenti tempestivi e irripetibili sulla scena del delitto. Non può essere morto il giorno prima del ritrovamento

Nel processo a Stefano Castiglioni, accusato di aver ucciso suo padre Paolo, è il momento della perizia della difesa. Questa mattina, mercoledì, il perito di parte Marcello Esposito ha esposto la sua relazione riguardo alla morte di Paolo Castiglioni. In buona sostanza Esposito sostiene che non è possibile accertare l’ora della morte a causa della mancanza di tutta una serie di dati che non sono stati rilevati al momento del ritrovamento del cadavere: «Manca la temperatura del corpo al momento del ritrovamento e quella del luogo dove è stato ritrovato, si tratta di accertamenti non ripetibili che, tuttavia sono fondamentali per stabilire l’ora precisa del decesso». Questo il primo dubbio avanzato da parte del medico legale che, poi, continua nella sua relazione sottolineando che si può stabilire solo un limite massimo, 10 ore, per la datazione della morte grazie alle macchie ematiche che, quindi, non può essere retrodatata fino a 16-20 ore come dichiarato dalla consulente dell’accusa Maria Luisa Pennuto.

Esposito continua nella sua deposizione e critica anche il modo con cui è stato definito il rigor mortis nella vittima: «La relazione si basa su quanto aveva stabilito il medico del 118 presente sul posto ma ci sono diversi tipi di rigor mortis, diversi gradi – spiega il medico legale – questo non è specificato». Anche sulle ferite riscontrate il medico legale avanza qualche dubbio: «E’ impossibile stabilire la data delle lesioni, in particolare quelle al cranio – spiega ancora – a volte l’emorragia che segue un trauma cranico può verificarsi dopo un mese». Il medico riporta anche alcuni esempi. Più difficile dimostrare, come cerca di fare ad un certo punto il medico incalzato dalle domande della difesa, che l’aggressione sia avvenuta fuori casa. Anche le fratture delle costole sono compatibili con una pedata sul petto e il povero Paolo, quando fu ritrovato, aveva il segno di una scarpa, che non sembrerebbe essere di Stefano, sulla canotta che indossava.

Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Amanda Gugliotta, la perizia del medico legale è ineccepibile e smonterebbe in buona parte quella fatta dal medico legale dell’accusa: «Da quello che abbiamo capito stamattina prove che sia stato Stefano non ce ne sono – spiega la Gugliotta – la nostra la linea stta cercando di far emergere gli ultimi periodi di vita del povero Paolo, tutto qui». Riguardo al fatto che, da quanto emerge, è Stefano l’ultimo ad aver visto il padre ancora in vita (il sabato notte) precisa: «Nessuno ha mai dichiarato di aver controllato la casa di Paolo Castiglioni 24 ore su 24 – conclude la difesa – quindi nessuno può riferire che sia stato Stefano ad averlo visto per ultimo».

La differenza sostanziale tra le due perizie ha consigliato prudenza al collegio giudicante e ai giudici popolari della Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio e la decisione su un possibile confronto tra periti o una nuova perizia super-partes verrà comunicata l’11 novembre, nella prossima udienza.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 novembre 2010
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