Benedizione “negata”, il paese si divide
In paese è giorno di mercato e tra una chiacchiera e l’altra tiene banco anche la vicenda della scelta del consiglio d’istituto della scuola elementare, che ha "vietato" al parroco di benedire l'istituto
A Cardano al Campo è giorno di mercato e tra una chiacchiera e l’altra tiene banco anche la vicenda della “benedizione negata”, se non altro perché c’è in giro la televisione che conta, con le sue troupe che raccolgono i pareri favorevoli o contrari alla decisione del consiglio d’istituto della scuola.
«È successo che nella discussione durante la seduta del 30 novembre il consiglio ha deliberato il divieto di effettuare le benedizioni all’interno dell’istituto scolastico», spiega il sindaco Mario Aspesi che si è informato personalmente con il presidente del consiglio d’istituto per sapere come fossero andate le cose: «una scelta presa legittimamente sulla base del voto degli organi di rappresentanza scolastica – spiega il sindaco – ma che a mio parere non è stata accompagnata dal buon senso. La benedizione si è sempre fatta pur nel rispetto di tutti i bambini, la si doveva fare anche questa volta. Del resto ho parlato anche col prete e mi ha detto che in paese nessuno ha mai fatto problemi per le benedizioni, forse solo in un caso una persona l’ha rifiutata».
Usciamo dal comune per andare in canonica e troviamo proprio quel tizio, o almeno deve essere lui se è l’unico: «preti, benedizioni, chiese. Non ne voglio sapere niente, se li cerca stanno là nella casa in faccia alla chiesa».
Il prete non c’è ma dal via vai lungo le strade si riesce a capire qualcosa di come la vicenda rimpalla tra la gente. Le opinioni si dividono grosso modo tra il «dove andremo a finire?» e chi cerca di stemperare le polemiche. La parola che riecheggia di più è “tradizioni”. 
«Mi ricordo la benedizione a scuola da quando ero alta così – racconta una nonna indicando l’altezza del proprio nipotino -, ci mettevano in fila lungo il corridoio ad ascoltare le parole del parroco. Non ho mai pensato che potesse essere qualcosa di male».
Come ha spiegato la dirigente scolastica la decisione è stata presa dal consiglio scolastico "15 presenti, 10 favorevoli alla cancellazione della benedizione, 2 contrari, 3 astenuti" e il prete terrà la benedizione all’uscità delle classi martedì 21 dicembre.
Dal macellaio commentano un po’ perplessi: «è una cosa che si è sempre fatta e proprio non si capisce adesso cos’è cambiato…». «Le tradizioni! Le tradizioni! Ci tolgono anche le tradizioni!», sentenzia una signora all’improvviso, «io sono amica di tutti, rossi, verdi, bianchi e neri però non devono toccare le tradizioni» e non si capisce proprio a quale gradazione cromatica sia da attribuire la colpa.
Tra le bancarelle del mercato due signore stanno riempiendo le bottiglie d’acqua con l’”acqua del sindaco”. Chiediamo e ascoltiamo, c’è un po’ di confusione: «Io non capisco proprio cos’ha di meglio da fare il prete, non li trova 5 minuti per andare a benedire la scuola? Roba da matti!», prima sentenza. «Ma non è il prete sono gli altri che non lo fanno entrare a scuola», spiega l’amica. «Ah sono gli altri che non lo fanno andare? Roba da matti!».
Un parere più equilibrato lo troviamo fuori dalla posta, «stamattina ho letto della vicenda. sono convinto anch’io che sia stato un errore quello della scuola e che in fondo si doveva chiudere un occhio, però è stata un decisione legittima. Forse nei luoghi pubblici dovremmo imparare a rispettare tutti e il rispetto significa anche uguali possibilità a chiunque: o tutti o nessuno. Fuori da scuola poi si può fare tutto».
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