Gidon Kremer e il seme del coraggio
Il violinista russo, con Giedre Dirvanauskaite al violoncello e Khatia Buniatishvili al pianoforte, sarà di scena martedì 29 marzo al Salone Estense
Quando si pensa a Gidon Kremer, di scena martedì 29 marzo alle 20.30 al Salone Estense di Varese (biglietto a euro 20) si pensa, inevitabilmente, all’aspetto più crudele – ma tremendamente affascinante – di chi fa musica non solo per campare: la lotta. Lotta culturale che nel caso dell’artista diviene a tal punto eroica da richiamare il mito dell’eroismo beethoveniano: contro se stessi (per raggiungere la perfezione) ma raramente contro gli altri. E’ l’inno alla fratellanza schilleriana e alla ridente promessa di un orizzonte non di gloria (bellica) ma di pace. Per il violinista allievo di David Ojstrakh al Conservatorio di Mosca e vincitore ai concorsi internazionali “Paganini” e “Caikovskij”, questo seminare il pensiero è divenuto un punto fermo nel rapporto con il pubblico: capire come avvicinarlo, come conquistarlo e come incontrarlo nel tempo. Perché la consapevolezza di Kremer, forse, è anche questa: l’esistenza dell’artista dipende dal fatto che ci sia qualcuno che lo segue. Senza un pubblico l’artista è un esteta di se stesso o un eremita del suono: non un divulgatore. Quindi ci si deve interrogare, proprio come ha fatto il violinista con il suo ultimo progetto accanto all’amata Kremerata Baltica: dove andare, ancora? La risposta l’ha trovata in “Omaggio a Glenn Gould ovvero l’arte della strumentazione”, che a Varese – purtroppo (si suppone per una questione economica) – non ascolteremo. Si tratta di una serie di “interviste impossibili in musica” da parte di Kremer, e dei compositori che hanno aderito all’iniziativa, al pianista canadese deceduto nel 1982. In sintesi: unire l’inestinguibile passione in Johann Sebastian Bach che lega Gidon a Gould ed arrangiare per ensemble alcuni fra i brani che Glenn eseguiva spesso alla tastiera. L’obiettivo è, come nelle abitudine del violinista, coraggioso: risvegliare l’interesse per la musica contemporanea, cercare di offrire qualcosa ai giovani compositori in carriera e dare al pubblico dei concerti una musica gradevole e stimolante. Dunque, un progetto simile ad “After Mozart”, dove alcuni brani del salisburghese si alternano ad altri scritti di Raskatov, Silvestrov e Schnittke nei quali “si invoca la presenza del genio in un modo meno diretto”. La tappa varesina, però, sarà in trio: Kremer al violino, Giedre Dirvanauskaite al violoncello e Khatia Buniatishvili al pianoforte. Partiture ormai considerate “classiche” del Novecento e del pieno romanticismo – il Prokofiev della sonata per violino e pianoforte in fa minore op. 80 e il Cajkovskij del Trio per violino, violoncello e pianoforte in la minore op. 5 – con l’aggiunta di “Erfreue Dich”, per violino e violoncello, della Guibaidulina. Fantasmi dal pentagramma e suoni che solo Kremer sa scovare per poi poterli ripiantare nel cuore degli ascoltatori. Ereticamente parlando, l’artista dell’avanguardia che si concede al “classico” rilascia un fascino particolare. E tutto questo, se aggiunto al carisma dell’interprete, non ci fa certo rimpiangere l’assenza della Kremerata.
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