Processo “re del Portogallo”, parla Cavallaro

Insieme a Rosario Poidimani e altri due è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Cavallaro era già noto alle cronache per aver preso parte alla "Rosa dei venti", negli anni '70

Il processo al sedicente re del Portogallo e ai tre "dignitari" prosegue. La vicenda giudiziaria che vede "dom" Rosario Poidimani (foto a destra), Roberto Cavallaro, Ugo Gervasi e Fabrizio Bellora accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ha visto oggi, martedì, una nuova puntata del processo in atto al Tribunale di Busto Arsizio. Secondo l’accusa i 4 avevano messo in piedi una vera e propria organizzazione dedita all’elargizione di cariche consolari fantasma in cambio di consistenti somme di danaro. In molti sono finiti nella rete del "re" e dei suoi emissari i quali avevano anche aperto due consolati (uno a Gallarate e uno a Pogliano Milanese), un istituto per le relazioni diplomatiche, oltre alla sede principale della "Real Casa" a Vicenza tra arazzi, tavoli e sedie dorate. Prima dell’esame degli imputati sono sfilati davanti ai giudici gli ultimi testi della difesa, tra i quali un’imprenditrice che ha sottolineato come dall’affiliazione alla Real Casa non abbia ottenuto nulla.

Questa mattina, davanti al collegio giudicante presideuto dal giudice Toni Adet Novik, è stato il turno di quello che, pomposamente, era definito il ministro degli affari esteri Roberto Cavallaro, personaggio già noto alle cronache come uomo di fiducia del colonnello Spiazzi negli anni ‘70 e principale testimone nell’inchiesta sulla Rosa dei Venti, l’organizzazione nata in seno ai servizi segreti di allora con il fine di imporre un nuovo ordine in Italia attraverso le forze armate. L’esame dell’imputato da parte del pubblico ministero Raffaella Zappatini (nella foto a sinistra) ha portato alla riepilogazione di un pezzo di storia del Portogallo relativo alla successione dinastica sul trono del Portogallo dopo Manuel II. Il complesso ragionamento fa emergere che il tutto si ridusse ad una lotta per ottenere la gestione di tutto il patrimonio della fondazione che aveva compreso tutti i beni della famiglia reale.

Cavallaro, che si è definito uno studioso dell’araldica e del diritto nobiliare, ha cominciato a collaborare con Poidimani a partire dal 1984 e ha sostenuto che il titolo della real casa fosse passato per abdicazione, nel 1987, da Maria Pia di Sassonia Coburgo Braganza a dom Rosario Poidimani e che questo era effettivamente l’unico pretendente al trono di Portogallo. Cavallaro, però, ha anche preso le distanze da tutte le questioni per le quali è attualmente a processo sostenendo di non aver mai maneggiato soldi e di aver ricevuto solo «due-tre mila euro a titolo di rimborso spese dal Poidimani». Ha definito i passaporti diplomatici della real casa dei documenti validi fino a prova contraria: «Se il funzionario lo timbra è valido, altrimenti non lo è». L’esame degli imputati proseguirà nella prossima udienza dell’1 giugno.

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Pubblicato il 29 Marzo 2011
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