“Il 25 aprile non è una festa di parte”

L'intervento di Francesco Calò (Pd), che critica l'assenza del PdL e ricorda anche personaggi: "la pensavano diversamente, ma avevano un forte sentimento antifascista

Il democratico Francesco Calò riflette su valore della Resistenza e sull’unità delle forze antifasciste durante la guerra e subito dopo. Un testi che è una critica al discorso all’assessore Luigi Mancini e all’assenza del PdL alle celebrazioni, ma anche una riflessione di portata più ampia

«In un passaggio ben definito del discorso dell’assessore alla Sicurezza si fa cenno al fatto che il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani e non di una sola parte. Questa affermazione personalmente la reputo condivisibile a tal punto che guardandomi intorno alla manifestazione non ho notato alcun esponente del PDL, due esponenti della Lega.
L’altro giorno non c’era fresco di nomina il nuovo Vicesindaco Iametti ma neanche la neo eletta a presidente del consiglio comunale per nomina Sindacale (Succede solo a Somma Lombardo) Martina Pivetti. Queste assenze pesanti, influiscono molto al definire il 25 aprile ad una festa di parte ma di chi è colpa? dei partiti che vi partecipano perchè credono che l’antifascismo sia un valore o colpa di quei che non vi partecipano perchè credono che questa ricorrenza in concomitanza con pasquetta sia un buon motivo per fare una bella grigliata?
Purtroppo constato che all’interno della maggioranza c’è questa posizione e me ne rammarico e probabilmente l’UDC di Somma dovrebbe fare qualcosa in più per motivare i propri alleati ad esserci il 25 aprile. Ma ad esserci non solo fisicamente ma anche qualitativamente. Il discorso dell’Assessore è stato una dissertazione storica ma qualitativamente inconsistente.
Bisogna avere rispetto per i morti e per chi la pensava diversamente dalla Resistenza? Per i morti si porta rispetto ma per l’idea che era alla base dell’ideologia fascista Repubblichina no.
La nostra Carta Costituzionale è il risultato della lotta antifascista. E’ de proprio nella Resistenza che nasce quell’idea di libertà da un regime autoritario fascista che trova il suo compimento nella nostra Costituzione.
L’aria che si respirò dopo il 25 aprile nella scrittura della Carta, prima fonte del diritto, era quella di cambiare il paese. Comunisti, Cattolici, Repubblicani e Monarchici seduti allo stesso tavolo. Calamandrei, Pertini, Andreotti, Scalfaro seduti allo stesso tavolo per scrivere insieme le regole e i principi a base di una nuova nazione.
Queste persone si ritrovarono assieme nel combattere un ideologia xenofoba, razzista e totalitaria come quella espressa dal Partito Fascista prima e dalla Repubblica di Salò dopo. Dopo il 25 aprile ci sono stati compagni e amici che hanno sbagliato? Si è vero, le vendetta personali c’è ne furono, ma quelli che hanno commesso tali scempi non possono essere considerati dei veri partigiani.
In fin dei conti anche a Somma Cattolici e Comunisti combatterono la loro Resistenza fianco a fianco e con i propri metodi. Vorrei ricordare come Ambrogio Rossi e Adriano Negri furono due persone con ideologie diverse ma con un valore antifascista forte.
Piuttosto avrei preferito ascoltare un discorso dove gli insegnamenti e i valori della resistenza fosserò proiettati ad oggi e al futuro. Sentire per una buona volta che modificare l’articolo 1 della Costituzione è un’emerita idiozia cosi come la cancellazione dell’articolo dove si fa divieto alla nascita di partiti fascisti. Questo sarebbe stato secondo me un 25 aprile diverso dove poter vedere anche a Somma un’Italia Unita e Antifascista nel segno della nostra Costituzione».

Francesco Calò

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Pubblicato il 27 Aprile 2011
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