La Vita di Karol sul palco del Sociale

Debutterà martedì 19 aprile, alle ore 21.00, a chiusura della rassegna «Una Storia, tante storie», promossa dalla sala bustese nell'ambito della stagione cittadina «BA Teatro»

«Ho avuto la fortuna di incontrare papa Giovanni Paolo II due volte. La prima è stata nel 1986; la seconda nel 2001, il giorno di ferragosto, durante un incontro privato a Castelgandolfo, con la mia famiglia. Mi è rimasto impresso lo sguardo penetrante del papa, uno sguardo che ti entrava nell’anima. Quello sguardo ha cambiato per sempre la mia vita. Il 1° maggio sarò a Roma per la beatificazione». E’ con questa sentita testimonianza di Claudio Fantinati, assessore alla Cultura del Comune di Busto Arsizio, che si è aperta questa mattina, giovedì 14 aprile, la conferenza stampa di presentazione dello spettacolo «Vita di Karol (Il mio Wojtyla)», nuova co-produzione del teatro Sociale di Busto Arsizio e dell’associazione culturale «Educarte», su testo e per la regia di Delia Cajelli.

La pièce, realizzata con il patrocinio e il contributo economico della Fondazione lambriana per attività religiose e caritative e distribuita dalla «LPM Spettacoli» di Magnago, debutterà martedì 19 aprile, alle ore 21.00, a chiusura della rassegna «Una Storia, tante storie», promossa dalla sala bustese nell’ambito della stagione cittadina «BA Teatro». Sul palco saliranno gli attori del teatro Sociale, con la «Star Dance» di Turbigo e con alcuni allievi dei laboratori «Officina della creatività». Le coreografie danzate sono a cura di Elisa Vai; luci e fonica vedranno all’opera Maurizio «Billo» Aspes.
A interpretare lo spettacolo saranno, nello specifico, Gerry Franceschini, Mario Piciollo, Anita Romano, Rosi Ricciardi e Claudio Tettamanti, con i giovani Andrea Bottini, Liliana Chichizola e Karla Zavala. A loro il compito, non facile, di raccontare i mille volti di papa Giovanni Paolo II: l’«attore di Dio», l’«atleta di Cristo», il «guerriero della pace», il «grande comunicatore», il papa dei giovani e delle genti, il papa del perdono e della sofferenza.

Ad aprire il racconto sarà un itinerario evocativo attraverso la passione di Karol Wojtyla per il teatro, da lui considerato «veicolo di un messaggio capace di esercitare un grande influsso su quanti, come attori o spettatori, vi partecipano». Attraverso le parole dell’attrice e amica Halina Kròlikiewicz sarà, dunque, possibile scoprire o riscoprire come il giovane Lolek, allora studente di filologia polacca all’Università Jaghellonica di Cracovia, partecipò all’avventura del Teatro rapsodico clandestino. Wojtyla si accostò al mondo della scena, non solo scrivendo commedie e drammi come «La bottega dell’orefice», «Fratello del nostro Dio» e «Giobbe», ma anche -lo si evince da un testo autobiografico come «Dono e mistero nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio» (1996)- sperimentando e vivendo in prima persona tutte le componenti del teatro, esercitando i ruoli di voce recitante, attore, regista e, persino, critico teatrale per il settimanale «Tygodnik Powszechny», dove scrisse dal 1959 al 1961, quando era già sacerdote, con lo pseudonimo di Andrzej Jawien.

Lo spettacolo si soffermerà, poi, sulla scelta sacerdotale e sui numerosi aspetti del lungo pontificato di Giovanni Paolo II, dai viaggi per il mondo al rapporto con i bambini e i giovani, dalla grande capacità comunicativa all’esperienza della sofferenza e della malattia, dall’attentato in piazza San Pietro del 13 maggio 1981 all’esperienza mistica, senza dimenticare di illustrare il suo pensiero sul lavoro, sulla donna, sull’amore, sulle altre grandi religioni monoteiste, sugli avvenimenti che hanno segnato la storia del Novecento (dal nazismo alla caduta del muro di Berlino). Non mancherà, poi, un richiamo all’ultima immagine che tutti noi abbiamo del «papa degli artisti», dell’uomo capace di radunare folle oceaniche e di conversare con la stessa sensibilità e attenzione con gli umili come con i potenti: quella del funerale, trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo, con il feretro dalla semplicità francescana e l’evangeliario sfogliato dal vento.

Ampio spazio verrà, inoltre, dato al fraterno rapporto d’amicizia tra papa Giovanni Paolo II e il medico Wanda Poltawska, una delle ultime reduci viventi degli esperimenti dei medici nazisti nel campo di concentramento di Ravensbrück, la donna per la quale il papa scrisse a padre Pio da Petralcina, nel novembre 1962, chiedendogli di pregare per la guarigione da un tumore.

«Il mio incontro con Karol Wojtyla -ha raccontato la regista Delia Cajelli, in conferenza stampa- è avvenuto attraverso la sua «Lettera agli artisti». Quando ho letto questo scritto ero in un momento di crisi, mi chiedevo che senso avesse il mio lavoro. Le parole del papa mi hanno fatto comprendere che il teatro ha una grande forza etica, perché si basa sulla parola e la parola può cambiare il mondo. Da allora -ha proseguito la direttrice artistica del Sociale di Busto Arsizio- ho approfondito la figura di papa Karol, ho letto tutti i suoi testi, dalle poesie alle encicliche, ho studiato una quindicina di biografie. Da questo lavoro è nato uno spettacolo di due ore circa. E’ stato molto difficile riassumere in così poco tempo la storia di una figura tanto complessa, coglierne le tante sfumature».

Il costo del biglietto per «Vita di Karol» è fissato ad euro 16,00 per l’intero ed euro 12,00 per il ridotto, riservato a giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, soci TCI e Cisl Scuola, Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo 10 persone.
Il botteghino del teatro Sociale, ubicato negli uffici del primo piano, è aperto nelle giornate di mercoledì e venerdì, dalle 16.00 alle 18.00, e il sabato, dalle 10.00 alle 12.00. E’ possibile prenotare telefonicamente, al numero 0331.679000, tutti i giorni feriali, secondo il seguente orario: lunedì, martedì e giovedì, dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00; mercoledì e venerdì, dalle 9.30 alle 12.00.

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Pubblicato il 15 Aprile 2011
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