“A Varese ho conosciuto gli angeli”
La storia di Patrizia, giovane paziente del centro senologico , approdata al Circolo dopo aver vagato alla ricerca di una risposta. Operata di tumore al seno, è stata adottata da Caos
Da un piccolo paesino del Salento, sino a Varese rincorrendo la speranza. È la storia di Patrizia e Luca, giovane coppia della provincia di Lecce, protagonisti di un’odissea nel mondo della sanità conclusasi felicemente proprio a Varese.
Nel maggio dello scorso anno, proprio mentre sta allattando il suo piccolo William di 5 mesi, Patrizia si sente un nodulo al seno: « Probabilmente un grumo di sangue» le dicono le amiche. Ma lei vuole vederci chiaro e chide aiuto al suo medico. Anche in questo caso, l’atteggiamento è sostanzialmente ottimista: « Mi consigliò un’ecografia tanto per mettermi il cuore in pace». L’esame evidenzia un piccolo grumo, apparentemente innocuo ma di cui si poteva conoscere la reale natura solo con una mammografia o un ago aspirato: due esami sconsigliati quando si sta allattando. Nonostante il cauto ottimismo, Luca e Patrizia chiedono un nuovo consulto a un noto senologo di Lecce: « Mi sottopose subito ad ago aspirato e, quando mi diede il referto, mi tranquillizzò dicendo che era tutto negativo. E ciò nonostante sull’esito fosse scritto che il materiale non era adeguato».
Le cose, a quel punto, precipitano: quando la ferita si chiude, il grumo di sangue ricomincia a formarsi. Il chirurgo decide di aprire e di fare una biopsia che evidenzia il tumore, particolarmente aggressivo. Nel corso dell’intervento il corpo tumorale viene asportato ma non del tutto: i lembi rimangono al loro posto per una seconda ulteriore operazione: « Mi confrontai con il ginecologo che mi consigliò di venir via subito da quell’ospedale – ricorda Luca – Chiamò anche un suo collega di Varese, il professor Ghezzi, che ci mise in contatto con il Centro di senologia dell’ospedale di Circolo. Non ci pensammo due minuti. Dopo pochi giorni, eravamo all’ospedale, seduti davanti alla professoressa Francesca Rovera che, con modi particolarmente chiari e semplici, ci spiegò la situazione». Patrizia non era in condizione di sostenere una seconda operazione anche perché il tumore galoppava e andava bloccato con un ciclo di chemioterapia.
Si apre il secondo e doloroso calvario: « Un ciclo di sei mesi era quasi impossibile per noi, residenti a Lecce. Così l’oncologo del Centro, il dottor Giardina, si mise in contatto con un collega di Brindisi spiegando la nostra situazione». Una volta di fronte allo specialista pugliese, però, Patrizia e Luca trovano tutt’altro approccio: mancano alcuni dati importati e l’intervento è inevitabile. « Nel mio cuore sapevo che la professoressa Rovera aveva ragione – ricorda Luca – così telefonammo a Varese per annunciare il nostro ritorno. Decidemmo di appoggiarci ad alcuni amici di Torino con l’idea di fare i pendolari della salute…». A questo punto, però, si registra il primo miracolo: « Prima di partire – rivela Luca – avevo chiesto all’oncologo dell’ospedale di Lecce, a cui ci eravamo rivolti inzialmente, di valutare il caso di mia moglie con il referto di Varese. Lui mi disse che avrebbe sottoposto il caso al direttivo. Non ci facevo affidamento e invece ci dissero che prendevano in carico il caso».
Quasi increduli, Luca e Patrizia ritornano a casa. Per lei si aprono sei mesi di pesante terapia che si conclude il 16 maggio, giorno del suo compleanno: « Una volta ristabilita – racconta Luca – chiamammo la professoressa Rovera che ci disse di aver predisposto tutto, compreso un alloggio messo a disposizione da Caos, l’associazione di volontariato che appoggia il Centro». L’11 luglio scorso, Patrizia viene sottoposta a un delicato intervento di mastectomia con ricostruzione utilizzando un muscolo della schiena. Ora, nella casa messa a disposizione dalla presidente di Caos Adele Patrini, Patrizia attende che finisca il drenaggio e le vengano tolti i punti. Ieri è arrivata la notizia tanto attesa: l’intervento non ha lasciato alcuna traccia del tumore. Fino a domenica scorsa, insieme a lei e al marito, c’era anche la figlia Elisa, 6 anni, per poter vivere al meglio, l’atmosfera di casa: « Devo ringraziare tutti: la professoressa Rovera, il professor Dionigi, il professor Valdatta e tutto il personale. Grazie ad Adele e grazie a Cristina, una volontaria, anche lei operata al seno, che mi è stata vicina nei momenti delicati. Qua a Varese ho conosciuto gli angeli…»
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