Di Pietro superstar alla Festa del Pd
Manovra finanziaria, legge elettorale, abolizione delle province. Idv, Udc e Pd uniti per l'emergenza sui conti pubblici si interrogano su prospettive politiche di più ampio respiro
Opposizioni unite per la manovra finanziaria a Roma e sul palco della Festa
Democratica, alla Schiranna. Ospite di peso dell’appuntamento regionale del Pd era Antonio Di Pietro, che si è trovato a discutere a tutto campo con il vicepresidente del Consiglio regionale lombardo il Pd Filippo Penati e con l’Udc Enrico Marcora. Al consigliere regionale Alessandro Alfieri è andato il compito di fare gli onori di casa.
Il messaggio più forte è quello che i tre danno sull’intesa dei partiti per un via libera in tempi stretti alla manovra finanziaria: «Domani piove». Il commento di Di Pietro sull’inconsueta intesa tra le forze di opposizione serve solo a stemperare un po’ il clima, perché l’intesa è determinata innanzitutto dall’emergenza sui conti pubblici e dal richiamo del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. «Il Governo non è affidabile – ha spiegato Penati – , quello che abbiamo fatto è un segno di responsabilità che abbiamo voluto dare ai mercati internazionali: la manovra non ci piace. È una manovra iniqua e sbagliata perché non alimenta la crescita. Ma il senso di responsabilità ci spinge adesso ad abbassare lo scontro e permettere che passi nel più breve tempo possibile per salvare il paese».
Con Berlusconi in declino e la maggioranza sommersa di scandali giudiziari, l’intesa nata dall’emergenza potrebbe, però, trasformarsi in un progetto politico di più ampio respiro. E tutti e tre gli ospiti del palco della Schiranna lo sanno bene, tant’è che il dibattito di ieri sera è stata l’occasione per confrontare le richieste di tutti e le possibilità di un’intesa.
Il tema dell’abolizione delle province è stato solo un banco di prova per scaldare l’atmosfera e attaccare la Lega Nord sul suo tallone d’Achille.
Parere unanime: le province vanno abolite. Le sfumature e i distinguo non sono stati però messi da parte. La partita era facile per di Pietro, che una proposta di legge per l’abolizione delle province l’aveva appena presentata in Parlamento e se l’è vista bocciare anche con l’astensione del Partito Democratico. Ed ecco il distinguo di Penati: «Le province vanno abolite ma dev’essere un processo graduale. Alcune potrebbero essere cancellate dall’oggi al domani e nessuno se ne accorgerebbe, altre devono essere trasformate in qualcos’altro per non creare disastri. Una di queste, ad esempio, è la provincia di Milano che deve diventare “città metropolitana”». Palla colta al balzo anche dall’Udc Marcora che, schierandosi per l’abolizione delle province, ha attaccatto a testa bassa la Lega, «il vero problema sono tutte queste poltrone e i doppi incarichi. E la Lega Nord, che tanto parla, è uno dei partiti che più è attaccato alle poltrone, perché sul territorio dice una cosa e a Roma e nelle aziende pubbliche ne fa un’altra».
È Di Pietro a spostare il tema su una proposta programmatica che possa unire le opposizioni in vista delle elezioni. All’Idv stanno a cuore 3 obiettivi in particolare, c
he il leader introduce così, «è urgente un’azione politica che ridìa onore e rispetto alle istituzioni, perché se Mani Pulite era stato la diagnostica del problema della corruzione in Italia, quella malattia non è stata mai curata. Anzi semmai alimentata. Per questo oggi abbiamo una maggioranza coperta di scandali, un presidente del Consiglio che è sceso in politica per non andare a San Vittore e un Parlamento con il più altro tasso di criminalità e ammalato di “scilipotitite” acuta». La ricetta secondo di Pietro consiste in 3 punti semplici da inserire nel programma di coalizione: – 1) Non si può essere candidati in Parlamento con una condanna penale nel curriculum (applausi scroscianti dalla platea) – 2) non si può ricoprire incarichi amministrativi se rinviati a giudizio – 3) devono poter partecipare agli appalti pubblici solo imprenditori con la fedina penale pulita. «Cose che questo parlamento non potrà mai fare perché sarebbe come chiedere a Dracula di uscire dall’ospedale», chiarisce il leader Idv.
Il banco di prova di qualsiasi coalizione è da sempre la legge elettorale. Specialmente se, come accade in Italia, la legge vigente è definita, perfino dal suo estensore, una “legge porcata”.
Il tema è riemerso grazie alla proposta referendaria presentata da Passigli in Parlamento. Il timore di una spada di Damocle sulle trattative fra i partiti ha spinto le forze di opposizione a cercare trovare un’intesa. L’Italia dei Valori è per un maggioritario con collegi uninominali «che dia la possibilità agli elettori di scegliersi da soli i propri candidati». L’Udc è per un proporzionale con le preferenze. Il Partito Democratico è quello con le idee più confuse. Veltroni in Parlamento ha aperto un fronte per appoggiare un “referendum provocatorio”. Il partito si è spaccato su diverse proposte ma Penati ieri ha chiarito quali saranno le tappe della decisione: il 19 luglio il Partito Democratico farà una sua proposta condivisa. «Si tratterà di una legge elettorale che con tutta probabilità dovrà rispettare due capisaldi: da un lato il mantenimento del bipolarismo e un meccanismo grazie al quale chi vince le lezioni venga messo nelle condizioni di governare; dall’altro dovrà essere chiaro che dovranno essere gli elettori a scegliere i propri candidati in Parlamento».
A fine dibattito dalla platea si è alzato un urlo che poteva potenzialmente aprire un’altra questione importante: «E Vendola dov’è??». Ma il dibattito, appunto, era ormai finito.
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