Cosentino salvato, Bossi e Maroni divisi
Dopo il voto in parlamento che ha negato l'arresto all'esponente del Pdl nella Lega è scontro: il senatùr ha imposto una linea che l'ex ministro dell'interno non ha condiviso
Il caso Cosentino riapre la partita del potere dentro la Lega Nord. Lo sottolinea tutta la stampa italiana in queste ore dopo il voto del parlamento che ha negato l’arresto che la procura di Napoli aveva richiesto per l’ex sottosegretario accusato di avere favorito in passato il clan dei casalesi, una delle più feroci cosche di camorra del Paese. «L’Aula salva Cosentino. Lega spaccata
Bossi-Maroni, aria di crisi» titola ad esempio il sito internet del Corriere della sera.
La Lega Nord ha infatti cambiato idea negli ultimi due giorni sull’atteggiamento da tenere. Lunedì pomeriggio il consiglio federale di via Bellerio aveva deciso di votare a favore dell’arresto, una posizione che piaceva moto a Roberto Maroni. L’ex ministro dell’interno aveva annunciato ai giornalisti di persona il pronunciamento del partito. Ieri Umberto Bossi ha cambiato la linea del movimento. La Padania di oggi ha titolato così. «Ultim’ora. Bossi libertà di coscienza su Cosentino? Penso di sì».
In parlamento è andata proprio così. Il partito ha lasciato liberi di votare i propri deputati e l’aula ha negato l’autorizzazione all’arresto. La Lega si è spaccata. Anche se il voto era segreto alcuni hanno fatto in modo di rendere palese il proprio pronunciamento. Maroni si è esposto personalmente e ha dichiarato: «Non ho condiviso la posizione di lasciare liberi i nostri deputati»
Devono essere state ore molto tese nel partito. Chi era presente in aula ne dà una lettura come quella del sito Linkiesta, che descrive così il clima del dopo voto: «L’ex ministro dell’Interno rimane seduto al suo posto. Attorno – gli sguardi tra la sorpresa e lo sconforto – si radunano i deputati più fedeli. Maroni ha provato fino all’ultimo a convincere i suoi uomini a votare a favore dell’arresto del deputato pidiellino».
Umbero Bossi è stato interpellato dai giornalisti sul tema è ha risposto tagliente: «Maroni scontento? Non piangeremo». La dichiarazione completa è questa: «Nella Lega non c’è nessuno che dice che i napoletani devono andare in galera a tutti i costi. La Lega non vuole mandare dentro a tutti i costi un terrone solo perché è un terrone». Quindi la chiosa: «Non siamo mai stati un partito forcaiolo. La storia della Lega non è mai stata forcaiola. La linea era quella della libertà di coscienza, e nel dubbio votare sì».
Maroni ha tuttavia ha cercato anche di minimizzare la frizione con il capo: «La base non capirà. Io ero favorevole all’arresto perché ritengo non ci fosse fumus persecutionis. Ma non c’è nessun disaccordo con Bossi». Il segretario federale della Lega non ha votato.
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