Lucchina: “Io la domenica voglio andare a messa come Monti”
Il direttore di Confesercenti convoca gli stati generali per discutere sulle liberalizzazioni degli orari dei negozi. «La competenza di questa materia va alle regioni»
Confesercenti non ha digerito il decreto del Governo Monti sulle liberalizzazioni degli orari dei negozi. E così ha deciso di convocare gli stati generali per fare il punto della situazione. Associazioni di categoria, parlamentari, consiglieri regionali, sindaci e sindacati, rappresentanti dei consumatori, sono invitati, lunedì 13 febbraio alle 10, nella sede di via Mercantini (Sala Quassoli) a Varese per confrontarsi sulla questione.
Gianni Lucchina, direttore di Confesercenti, riassume la la polemica in una battuta: «E se io la domenica volessi andare a messa come il presidente del consiglio Monti?».
Non è una questione di poco conto, quella della messa domenicale o del rispetto del comandamento "ricordati di santificare le feste", soprattutto se posta da un ex comunista o da un cattocomunista, non ancora ex, come Lucchina. Guardata con un sguardo un po’ più laico, la battuta del direttore di Confesercenti inquadra con efficacia il tema del valore della festa per i lavoratori (di qualunque fede religiosa essi siano), del tempo sottratto alle famiglie, della rinuncia a un diritto (sancito da un articolo della costituzione). Un sacrificio chiesto in nome di una competitività esasperata «che poggia interamente sulle spalle dei piccoli commercianti. Era molto meglio il vecchio piano regionale, con deroghe agli orari che facevano riferimento ai negozi del centro cittadino e con una rotazione di non oltre 32 domeniche di aperture all’anno per i centri commerciali. Noi puntiamo a riequilibrare le varie esigenze distributive» sottolinea Lucchina.
Piccoli negozi e grandi centri commerciali devono convivere tra loro, ma non si possono fare le cose uguali per chi uguale non è. L’argomentazione che mette sul tavolo Confesercenti è legata alla ricaduta reale del provvedimento del Governo sui consumi. «C’è una situazione di contrazione del potere d’acquisto – continua il direttore di Confesercenti – e qualcuno mi vuole far credere che chi spende la domenica poi spenderà anche il lunedì? Dov’è tutto questo reddito a disposizione dei lavoratori?».
I vertici di via Mercantini vogliono aprire, dunque, un confronto con tutti gli interessati per cercare di «riportare le competenze in materia di commercio nelle mani della Regione. Al tempo stesso invitano i comuni a utilizzare le deroghe per le aperture domenicali e festive in base ai calendari concordati con le confederazioni del commercio che tengano conto delle reali esigenze delle località turistiche e degli interessi dei consumatori».
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