Fuga di Elia Del Grande, Cadrezzate rivive i giorni di una storia da dimenticare
In paese si riaccende l’attenzione su fatti risalenti a quasi 28 anni fa. Il sindaco Cristian Robustellini: “Fiducioso nel lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura”
I carabinieri avevano segnalato da tempo al tribunale di Sorveglianza alcuni comportamenti sospetti legati a quel nome di peso finito negli archivi della stampa nazionale: le foto in bianco e nero di un uomo poco più che ragazzino con la riga dei capelli in mezzo e la giacca jeans, le mani ammanettate: scatti di quasi 28 anni fa di un arrestato per triplice omicidio aggravato.
Elia del Grade, fattosi oggetto tecnicamente di un «allontanamento» dalla misura di sicurezza della «permanenza in casa di lavoro» era uscito dal carcere nell’estate del 2023 e da allora sottoposto a misure di sicurezza della libertà vigilata con una serie di prescrizioni, per esempio l’obbligo di permanenza notturna nella propria dimora. Ma una serie di comportamenti, dunque violazioni della stessa libertà vigilata avrebbero influito sulla decisione del magistrato di sorveglianza di attivare appunto la permanenza nella casa di lavoro del Modenese dove Del Grande doveva stare, misura presa verso la fine di settembre. Si tratta di una misura di sicurezza che viene applicata a seconda di casi e della gravità dei reati al termine della pena.
Di fatto il cinquantenne varesino una volta trovato dai militari del reparto Operativo di Modena e di Varese e dalla “Catturandi”, la sezione investigativa della Polpen dedicata alla cattura di detenuti evasi e latitanti, verrà ricondotto probabilmente nella medesima struttura e rischia la ripartenza da zero del procedimento scattato al termine della detenzione: una sorta di “allungamento“ della misura stessa.
L’uomo come noto è originario di Cadrezzate, e risulta titolare di proprietà immobiliari in alcune località italiane fra cui appunto nel paesino tra i laghi. Ed è proprio qui che la notizia ha cominciato a tambureggiare già sabato di prima mattina quando dalle agenzie di stampa cominciava ad arrivare la notizia della fuga da Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, avvenuta intorno alle 18 del 30 ottobre, news poi “arrivata“ in provincia di Varese attraverso i canali istituzionali nella giornata del 31 ottobre. Cristian Robustellini, il sindaco del paese che nel frattempo, da “Cadrezzate“, ai tempi dei fatti (gennaio 1998) è diventato Cadrezzate con Osmate era al corrente della vicenda poche ore prima che la notizia diventasse di dominio pubblico.
«Non ho molto da dire», spiega, «certo, messaggi questa mattina ne ho ricevuti da tanti concittadini. Ed è normale che si parli di questa vicenda. Tuttavia tengo a sottolineare che siamo un paese tranquillo, confido e sono altrettanto fiducioso del lavoro delle forze dell’ordine e dell magistraura».
Nel cuore del borgo, in lago Bozza resiste un’insegna che sovrasta due vetrine: nella prima si legge “Forneria”, nella seconda “Del Grande”. E non è solo una questione di insegna: la storia, in un piccolo paese, scorre con le lancette della quotidianità e quindi più lenta che altrove. E a ricordare quanto avvenne 28 anni fa sono ancora in molti. Sempre il sindaco ha spiegato che spesso gli è stato riferito che Elia si faceva vedere in paese, in qualche bar di Cadrezzate, «ma io no, da quando è uscito non l’ho mai incontrato», specifica il primo cittadino. L’intenzione comunque di non recidere i legami col passato Elia l’aveva già manifestata. Era il 2023, e durante un’intervista proprio a Varesenews disse, in un perfetto dialetto: «Mi mi sun semper de Cadrezaa…Mi resti un de Cadrezaa».
LA STRAGE DEI FORNAI NEL PODCAST DI VARESENEWS
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