Colombo: “Forse siamo già fuori dal tunnel”
Domenica 14 ottobre alle Ville Ponti il congresso straordinario del'Associazione artigiani che diventerà Confartigianato Imprese Varese. Alla tavola rotonda "I nuovi volti dell'impresa: il futuro è già qui" parteciperanno: Giorgio Merletti, Paolo Preti, Cesare Fumagalli e Gianfranco Fabi
C’è un tempo nuovo per le imprese e anche per le associazioni di rappresentanza. La crisi spinge sull’acceleratore e chi guida o dovrebbe guidare il cambiamento sa che deve in qualche modo interrogarsi e agire di conseguenza. L’Associazione artigiani, che da domenica 14 ottobre, dopo il congresso straordinario e la modifica statutaria, diventerà Confartigianato Imprese Varese, ha deciso di farlo da tempo, ascoltando le imprese, organizzando e trasformando le loro voci in strategia.
La tutela passa da questa consapevolezza: la difesa non basta più e se la resistenza rischia di farti diventare residuale rispetto a ciò che accade nel mondo, allora occorre cambiare pelle e il congresso straordinario, in anticipo di un anno e mezzo, sancirà questo passaggio epocale. «Molte imprese ci chiedono quando usciremo dal tunnel? Forse siamo già fuori dal tunnel ma è cambiato il contesto e noi non lo riconosciamo più». Bingo. Non è una battuta ad effetto, quella di Mauro Colombo, direttore di Confartigianato Imprese Varese, ed essere consapevoli di questo mutamento è il primo tassello per costruire una nuova rappresentanza. «Non c’è consapevolezza del fatto che chi produce ricchezza sono le imprese – continua Colombo – questo è il primo presupposto. Il secondo riguarda il mondo: tutti quanti, grandi e piccoli, hanno operato in un mercato protetto, oggi ci sono regole nuove da affrontare per chi vuole fare impresa. Tutto questo conta e non puoi ignorarlo».
Ascoltare gli imprenditori diventa allora fondamentale per capire a che punto è il cambiamento interno al sistema e come orientare il timone della nave. Avere una rete capillare di sportelli è come avere un gigantesco orecchio, necessario per ascoltare cinquemila imprenditori, ma non sufficiente, perché con altrettanta velocità bisogna tradurre quanto raccolto in azione concreta.
«Questa attività – dice Colombo – non sostituisce la rappresentanza ma è un momento diverso. Un tempo andavamo in internet a reperire informazioni, oggi le creiamo noi quelle informazioni per capire se e come e deve cambiare il modello di sviluppo rappresentato dalla piccola impresa».
Se c’è una parola che in questi anni non è mancata nel vocabolario, soprattutto della politica nostrana, è territorio. Analizzare, capire e conoscere il contesto in cui si opera – possibilmente con uno sguardo orientato al presente – è fondamentale per chi fa impresa. «Per declinare in termini operativi una rappresentanza responsabile e sostenibile – spiega il direttore di Confartigianato – bisogna capire che cosa deve avere un territorio per funzionare bene. Ad esempio, vuol dire preoccuparsi anche del destino di Whirlpool, perché da quell’azienda dipendono moltissimi piccoli imprenditori e quindi un’intera economia».
Confartigianato, in collaborazione con la Fondazione San Giuseppe, nella veste di editore ha trasformato l’ascolto delle imprese in una collana editoriale ("Oltre la linea") e “Mai sole” , l’ultima pubblicazione in ordine di tempo, affronta proprio il tema della rappresentanza e le mille domande che nascono quando si affronta questo tema, prima fra tutte: «Chi rappresenterà chi, nel prossimo futuro?».
Colombo cita un quadro famoso di Paul Klee, “L’angelo della storia”. La tempesta della crisi spinge le persone a guardare al passato e anche gli imprenditori, portati per vocazione verso il futuro, a volte hanno uno scatto di nostalgia in cui cercare riparo e conforto. «Voltarsi indietro – conclude il direttore di Confartigianato – è la cosa più sbagliata che si possa fare. E piangersi addosso non serve a nulla: mi piaccia o non mi piaccia, il mondo è così».
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