La LAV attacca: “All’Insubria un massacro inutile e crudele”
La Lega Anti Vivisezione presenta il terzo dossier sulle attività dei laboratori dell'Insubria di Busto Arsizio contando oltre 2500 animali morti nelle strutture dei Molini Marzoli. “Il comune fermi questa Shoa", chiedono gli attivisti. E il modo per farlo sarebbe molto semplice
Oltre 2500 animali sono morti dal 2003 ad oggi nei laboratori dell’Università dell’Insubria di Busto Arsizio. E’ questo il dato più eloquente che emerge dal terzo dossier sulla vivisezione che la LAV di Busto Arsizio ha presentato ufficialmente il 4 ottobre. Gli attivisti della Lega Anti Vivisezione e il dottor Stefano Cagno hanno analizzato gli ultimi quattro esperimenti portati avanti dai laboratori ospitati all’interno dei Molini Marzoli arrivando a contare esattamente 2535 roditori sottoposti ad attività di sperimentazione animale.
«Una vera e propria Shoa -denuncia Francesco Caci, responsabile bustocco della LAV- un massacro portato avanti dai ricercatori dell’Insubria con la piena complicità dell’amministrazione comunale», proprietaria dei locali in uso dagli scienziati. Ciò che gli attivisti non si stancheranno mai di ripetere è che «questi esperimenti non solo torturano animali innocenti ma non hanno alcun tipo di valore scientifico dal momento che il 96% delle tecniche sperimentate sugli animali sono inutilizzabili per gli uomini».
E’ Stefano Cagno, il medico che ha passato al setaccio i documenti degli esperimenti, ad «inorridire davanti a ciò che succede nei laboratori di Busto». Oltre a denunciare la superficialità con cui alcuni dei protocolli per gli esperimenti sono stati stilati, il dottor Cagno ricorda il fatto che «la sperimentazione animale non ha alcun valore scientifico perchè uomini e animali appartengono a specie diverse» ma, non curanti di questo, «a Busto si vanno addirittura a studiare ambiti in cui le differenze sono enormi, come nel caso della mente». Per tali esperimenti «gli animali vengono sottoposti a grandi stress, imbottiti di sostanze psicoattive per poi dire che sono stressati o schizzofrenici; è un trucco da prestigiatore». Secondo l’esperto della LAV farebbe poi molto pensare il fatto che 3 studi su 4 vanno a studiare l’effetto dei cannabinoidi in diverse patologie «quando non c’è uno straccio di teoria simile in tutto il mondo. E infatti ogni anno ripartono da zero».
Proprio per questi motivi la LAV chiede all’amministrazione comunale di intervenire, fermare il massacro di roditori ed evitare un inutile spreco di denaro. E per farlo basterebbe riesumare la cosiddetta “risoluzione di San Francesco”. Si tratta di un documento che «il consiglio comunale ha votato nel 2004 e che avrebbe dovuto portare l’amministrazione guidata dal sindaco Luigi Rosa ad impedire la sperimentazione sugli animali», spiega Caci. Ma la storia è andata diversamente conducendo l’ex primo cittadino a firmare un accordo con l’ateneo varesino senza alcun vincolo sulla sperimentazione animale. Ora l’appello al Sindaco Farioli è quello di «riprendere in mano la risoluzione e chiedere all’Insubria di rispettarla» e, se non lo dovessero fare, «sbatta fuori questa gente». Il contratto tra Comune e Insubria, infatti, prevede «lo scioglimento unilaterale del contratto» e quindi Palazzo Gilardoni avrebbe "il bisturi" dalla parte del manico.
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