“Non ci pagano da 4 mesi”, operai edili sul tetto
I 70 lavoratori della Caimi di Cardano al Campo occupano stabilmente il magazzino di Lonate dal 12 novembre ma l'imprenditore continua a negare ogni trattativa. La situazione si è fatta, però, incandescente
Sono riuniti in presidio dal 12 novembre nel capannone-magazzino di via Tevere i lavoratori della Caimi, impresa edile di Cardano al Campo che da 4 mesi non paga gli stipendi ai propri dipendenti. Nonostante il freddo sia arrivato a farsi sentire, soprattutto di notte, i lavoratori non intendono lasciare l’azienda e oggi, mercoledì, hanno provato ad attirare nuovamente l’attenzione sulla loro situazione salendo sul tetto del capannone. Urlano disperati «Caimi dacci i nostri soldi» ed espongono uno striscione con scritto «figli e banche non aspettano», sono 74 in tutto tra dipendenti diretti e terzisti e sono disperati. Gli animi sono tesi, un terzista ha appeso uno striscione sul suo camion e racconta: «Da un anno mi pagano con cambiali e ho 90 mila euro di fatture – racconta l’uomo – ho dovuto licenziare il mio autista pagandogli il pieno di benzina per andare in Romania da un parente che stava morando, le banche mi hanno bloccato i conti correnti e vivo con 1200 euro al mese con tre figli».
Qualcuno è sul punto di piangere, altri urlano e se la prendono con un operaio
accusato di essere "vicino al padrone", la situazione è incandescente e sul posto sono presenti un’ambulanza, i Vigili del Fuoco e i Carabinieri per evitare che la protesta degeneri. Il sindacalista Stefano Rizzi della Fillea Cgil, presente oggi con Giovanni Frontera della Cisl, allarga le braccia: «I lavoratori non hanno più margini di trattativa con il datore di lavoro e per questo abbiamo chiesto un incontro in prefettura». La situazione di crisi della Caimi è iniziata circa un anno fa con i primi ritardi nei pagamenti ai dipendenti, poi sono arrivate le prime cambiali agli artigiani, ma la situazione è precipitata a giugno quando l’acconto è diventata la regola e sono stati sospesi i pagamenti alla cassa edile. Pur avendo diversi cantieri aperti a settembre i dipendenti hanno trovato chiusa la sede centrale e si è fermata l’attività. Il proprietario dell’azienda, intanto, continua a negarsi.
Solo alle 17 i due lavoratori saliti sul tetto sono stati convinti a scendere, disinnescando una situazione di tensione che stava montando (nella foto a destra). Nella giornata di giovedì i sindacati e una rappresentanza dei lavoratori saranno ricevuti dal prefetto: i lavoratori continuano comunque a presidiare la sede di via Ossola a Lonate Pozzolo.
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