L’agenda varese dell’assessore Piero Galparoli

Il politico: "La Provincia di Varese è salva, Varese capoluogo è una certezza"

La Provincia di Varese è salva, Varese capoluogo è una certezza.

Siamo scesi nelle piazze, abbiamo raccolto migliaia di firme, abbiamo lottato per preservare lo status di capoluogo, abbiamo creduto nella fondatezza delle nostre rivendicazioni. La nostra battaglia non si è però conclusa con la vittoria delle nostre istanze, noi crediamo che ora sia giunto il momento di rilanciare la sfida per una nuova Varese, per una città che vada oltre i suoi attuali limiti; una sfida per il futuro.

Ci siamo posti una domanda che, se in parte provocatoria, vuole ricondurre la nostra battaglia su temi che vadano oltre la pura e semplice difesa del territorio. La domanda è: ”Varese merita veramente il titolo, lo status di Capoluogo?”. Questo interrogativo, che spero stimoli una riflessione ed accenda una discussione, oltre che tra i cittadini anche tra i candidati varesini alle prossime elezioni regionali e nazionali, vuole fare riflettere sul futuro della città.

Un tempo dire Varese voleva dire: parchi e ville in stile liberty (c.d. città Giardino), grandi industrie e mecenatismo dei suoi imprenditori (pensiamo solo ai Borghi o ai Bassani), turismo d’elite (Grand Hotel Excelsior, Grand Hotel Campo dei Fiori, Palace Hotel- unico sopravissuto-).

Lo status di capoluogo è sempre stato legittimato da queste ed altre caratteristiche che rendevano Varese unica nel suo genere e autorevole nel panorama non solo lombardo, ma anche nazionale. Nel 1927 la scelta di Varese capoluogo dell’omonima nuova Provincia, non fu un fatto scontato, venne sicuramente favorita, oltre che dalla sua centralità geografica, da quelle peculiarità sopra evidenziate.

Varese ha perso, o meglio ha inquinato, molti dei suoi simboli; la città Giardino degli anni ‘60 e ‘70 ha subito una così grande trasformazione urbanistica e di consumo del territorio che, oltre ad aver devastato i suoi colli e circondato le sue splendide ville da orripilanti palazzoni, ha nel contempo dismesso le sue floride industrie, che un tempo proliferavano lungo l’Olona, sconfessando il suo ruolo di città produttiva in favore di un terziario semi avanzato.

Oggi Varese ha la possibilità di ripartire, di programmare una nuova politica per la città, un nuovo
rinascimento che non depauperi del tutto il patrimonio lasciatoci dai nostri avi. Siamo all’inizio di una nuova era, anche per effetto della crisi che sta mutando i nostri bisogni. Possiamo e dobbiamo riscrivere e ripensare la nostra città costruendo per essa un futuro meglio descritto dal simbolo L3 che si declina letteralmente e più semplicemente in: lavoro, lavoro, lavoro.

I temi che rispondono “naturalmente” all’obbiettivo di cui sopra, e che costituiscono il prosieguo originario della nostra passata storia, siamo convinti possano essere : il turismo congressuale legato a Milano ed alla Svizzera, il polo universitario e la sua integrazione con la città, lo sviluppo di un nuovo sistema imprenditoriale.

E’ evidente che questi assunti, in parte nuovi e in parte da tempo in fase di discussione, devono trovare spazio e nuovo vigore, oltre che nel PGT e nelle linee strategiche dell’attuale amministrazione, nella mente e nel cuore dei nostri cittadini ed imprenditori divenendo così obbiettivi chiari e condivisi.

1) Il turismo congressuale è un “must”, da diversi anni cavallo di battaglia delle varie amministrazioni e dei politici locali, purtroppo non supportato da iniziative concrete. Se veramente si vuole puntare su tale strategia bisogna dare spazio alle iniziative degli operatori specializzati, e che hanno possibilità e voglia di investire sul territorio (v. Camera di Commercio). Sarà, inoltre, quanto
meno necessario portare a termine i cantieri oggi aperti (Pedemontana, Arcisate/Stabio, Arcisate/
Bisuschio ecc.), e gli A.d.P. in itinere (Unificazioni Stazioni), nonché prevedere, finalmente, un
collegamento ferroviario diretto con Malpensa. Queste opere serviranno a unire la nostra città con
tutte le aree limitrofe più importanti (Svizzera, Milano, Bergamo, Novara ecc.) facendola diventare
“Capoluogo” del triangolo Insubrico Como, Lugano, Varese, efficace ed attrattiva rispetto al più
importante Milano, Torino, Zurigo. Sarà d’uopo sviluppare nuove sinergie ed accordi con Fiera
di Milano, Sea, Provincia, Camera di Commercio, Cantone Ticino e tutti quegli stakeholders di
ampio respiro presenti sul territorio Lombardo. Barese, per la sua posizione geografica, unita alla
laboriosità della sua gente e allo sviluppo infrastrutturale in corso, può veramente riproporre un
turismo intelligente, pur se di nicchia.
2) Il polo universitario (Università degli Studi dell’Insubria) è ormai una realtà consolidata nel
panorama istituzionale/culturale varesino, anche se il più delle volte, o forse questa è solo la
percezione, risulta avulso rispetto al territorio, ai cittadini ed ai suoi Enti. Se però riteniamo che
l’Università sia un’eccellenza del nostro comune, e credo nessuno possa metterlo ormai in dubbio,
dobbiamo creare le condizioni per far interagire tra di loro le istituzioni (Comune, Provincia, Camera di Commercio ecc.) e le aziende (Ospedale, Enti no profit, imprese ecc.) affinché si creino tutte quelle condizioni (accessibilità, strutture, convenzioni ecc.) che rendano l’Univeristà di Varese
il più possibile attrattiva rispetto ad altre realtà lombarde. La forza di questo progetto è la sua
“realtà”, esiste già sul territorio, dobbiamo solo coordinare gli attori e unire le forze. Una città di
80.000 abitanti, con un’Università ed un’Azienda Ospedaliera di primissimo ordine, deve sviluppare strategie che la rendano polo universitario d’elite e fiore all’occhiello per tutta la provincia.
3) Il terzo tema strategico per la città è un nuovo rilancio dell’imprenditorialità varesina. Non
possiamo vivere dei ricordi del passato, ma nemmeno disperdere una tradizione che è parte
integrante del carattere della nostra gente. “Fare impresa” oggi, visto la crisi economica ed
il farraginoso sistema burocratico/amministrativo, è difficilissimo (in più da noi le aziende si
trasferiscono nel vicino Cantone Ticino dove gli incentivi sono attrattivi). Come pensare allora di
risanare e sostenere un settore ormai in fase depressiva? Varese ha un’area industriale storica, oggi
in stato di quasi totale abbandono, (valle Olona) che oltre ad avere un nuovo sistema di viabilità
può essere ripensata e rivista sia dal punto di vista urbanistico che da quello della sostenibilità
ecologica. L’area in questione potrebbe essere inquadrata, nel nuovo PGT, come un APEA (Area
Produttiva Ecologicamente Attrezzata, gestita in maniera professionale e imprenditoriale) in cui
prevedere insediamenti industriali, direzionali e commerciali dove, in una logica di produzione
ecologicamente sostenibile, vengano sviluppate politiche di incentivi fiscali locali (Oneri
Urbanizzazione, TARES, IMU ecc.), contratti di lavoro agevolati e standardizzati (in collaborazione
con le parti sociali), semplificazioni burocratiche/amministrative. Nuove imprese, maggiori posti di
lavoro, più ricchezza per il territorio.

Tre temi, tre linee strategiche da sviluppare ed adottare per una Nuova Varese; per una città moderna, attrattiva e vigorosa che produca nuovamente posti di lavoro (ricordiamo L3) e ricchezza. Una città che si riappropri dei valori che ne hanno determinato il riconoscimento di Capoluogo. La nostra città deve smettere di avvolgersi su se stessa, di perdere abitanti a favore dei comuni limitrofi, di impoverirsi per via della crisi e non solo….Per uscire dal torpore e dall’incuria bisogno credere e progettare il futuro, se non per noi almeno per i nostri figli! Turismo Congressuale, Polo Universitario e Ospedaliero, Nuova area produttiva possono essere la nuova vocazione della sempre e comunque “Città Giardino”.
 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Gennaio 2013
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