Intervista a Farioli: “Abbiamo eliminato il socialismo municipale”

Il sindaco annuncia in un'intervista a tutto campo, un nuovo documento programmatico che uscirà dalla riunione di mercoledì a Volandia con la giunta e i principali attori economici e sociali del territorio: "Io alle europee? Non credo"

Il 2014 del sindaco Gigi Farioli coincide con l’inizio della seconda e ultima parte del secondo mandato da sindaco, iniziato nel giugno 2011. Dal 2006, infatti, è alla guida della città ininterrottamente e alla scadenza del quinquennio manca meno di 2 anni e mezzo. Non è ancora tempo di bilanci per il primo cittadino di Busto Arsizio anzi, è il momento di rilanciare l’azione amministrativa in un momento non facile per i Comuni. Ecco cosa ha risposto alle domande di Varesenews in questa intervista a tutto campo. Ad un anno e mezzo dal primo documento programmatico ecco che annuncia quello nuovo, che guarda al 2015 e oltre.

Sindaco Farioli, ha appena varato una nuova giunta ma da più parti la si critica per la mancanza di facce nuove. Paola Reguzzoni e Alberto Armiraglio hanno già ricoperto questo ruolo e l’unico volto "nuovo" è quello di Mario Cislaghi. Qualcosa le impedisce un vero rinnovamento?

E’ vero che il sindaco sceglie in maniera autonoma ma è anche vero che deve tenere conto delle indicazioni dei gruppi consiliari. Credo che abbiamo fatto il meglio possibile con quello che c’era a disposizione. Detto questo sono convinto che ci siano delle difficoltà evidenti nel sistema partitico in generale, difficoltà nel rinnovamento. Sono comunque convinto che a Busto Arsizio abbiamo fatto molto meglio che a Roma tra i vari Monti, Letta e Renzi. Il risultato vero è l’eliminazione del "socialismo municipale" con l’abolizione di 24 poltrone (quelle di Agesp che, però, lo stesso sindaco aveva avallato nel 2011, ndr).

Quali sono gli obiettivi principali che si propone la nuova giunta?

Non ci sono obiettivi che ogni singolo assessore deve raggiungere ma ci deve essere una collegialità forte perchè si raggiungano quelli generali. Domani (mercoledì, ndr) a Volandia il sottoscritto e la giunta si incontrerà con gli stakeholder per definire al meglio le esigenze della città e non solo. I temi sui quali dovranno impegnarsi gli assessori e che metterò per iscritto nel documento programmatico sono l’inclusione sociale e quindi la lotta alle vecchie e nuove povertà partendo dalla moneta complementare, dal lavoro e attraverso il sostegno alle piccole e medie imprese perchè valorizzino i loro punti di forza tradizionali in un’ottica "glocal"; l’allargamento della visione territoriale all’Altomilanese partendo dai servizi sovracomunali per arrivare a Expo e oltre Expo; l’attuazione del nuovo Pgt riprendendo le proposte di compartecipazione pubblico-privato sulle grandi aree di trasformazione (Area delle Nord, Borri, Malpensafiere), gli strumenti di Horizon 2020 sull’energia sostenibile e l’housing sociale.

Si parla, da più parti, di una sua candidatura alle elezioni europee. Fantapolitica o realtà?

Credo che non mi candiderò. Vorrei vivere l’ultima parte del mio mandato di sindaco da uomo libero, anche se in una posizione di maggiore debolezza perchè sono al secondo mandato da primo cittadino. Il mio futuro politico lo metto a disposizione del partito per contribuire a far crescere una nuova classe politica giovane.

A proposito di partito. Perchè ha scelto di seguire Silvio Berlusconi e la sua nuova Forza Italia?

Principalmente per una questione di coerenza con i valori che ho sempre condiviso: il superamento dell’assistenzialismo, i valori della famiglia, il lavoro e la libertà economica che da sempre Berlusconi ha portato avanti. al nuovo partito chiedo, però, di fare maggiore attenzione alla partecipazione popolare.

Se potesse chiedere al primo ministro Letta di esaudire un desiderio, da sindaco, cosa chiederebbe?

Gli chiederei di prendere atto della situazione e cioè che il motivo fondante che lo ha portato a Palazzo Chigi, la pacificazione politica del Paese, è venuto a mancare; quindi gli chiederei di dimettersi. Che la smetta di fare il democristiano d’antan, un genuflesso interprete della volontà dell’Europa del nord. Per non parlare dei disastri che ha combinato con i balletti sulle tasse. 

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Pubblicato il 14 Gennaio 2014
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