La storia dell’ultimo sonderkommando italiano
Domenica 27 luglio alla Festa Democratica del Borgorino la toccante storia di un reduce dai lager nazisti
Campi di concentramento, nell’esperienza di chi li ha vissuti. E’ il tema di “Memoria e memorie”, che domenica 27 luglio a Cassano Magnago (Va) alla Festa Democratica del Borgorino nel parco di via Sant’Anna 12 alle ore 17,30 sarà portata da un protagonista varesino di 91 anni, Enrico Vanzini, che dopo sessant’anni di silenzio ha trovato la forza di raccontare la sua esperienza di 8 mesi di internamento a Dachau e di quelle 15 notti obbligato dalle SS a riempire di cadaveri i forni crematori. Il racconto di Vanzini, nato nel 1922 a Fagnano Olona e da anni residente a Cittadella in provincia di Padova, è stato raccolto dal giornalista Roberto Brumat nel libro “L’ultimo sonderkommando italiano” pubblicato dalla Rizzoli in ottobre, in vendita durante l’incontro organizzato da “Festa Democratica del Borgorino”, al quale interverranno gli autori, l’on. Emanuele Fiano figlio di Nedo Fiano, superstite di Auschwitz e giovani del Borgorino che in aprile hanno partecipato all’iniziativa “In treno per la memoria” di Cgil Lombardia.
Enrico Vanzini, che in quei pochi mesi di lager perse oltre 50 kg di peso tanto da non essere riconosciuto da sua madre quando lo portarono a casa dopo la liberazione americana del campo, rievoca lucidamente alcuni passaggi dolorosi della sua esperienza che lo ha segnato nel corpo e nello spirito al punto da avergli impedito tanto a lungo di parlarne perfino con moglie e figli. E’ da pochi anni che gira le scuole portando la sua testimonianza, nella quale ci sono anche i ricordi della camera a gas svuotata da una sessantina di ebrei, di un corpo ancora vivo dato alle fiamme per ordine di una SS, degli effetti degli esperimenti sugli internati. Il suo non è un racconto pieno di astio, perché non prova rancore per i tedeschi e nemmeno “per quei giovani che avevano venduto il cervello a Hitler e a migliaia di innocenti mostravano una crudeltà senza motivo”. Poi ricorda sempre con commozione la vecchia tedesca che diede la vita per offrirgli un pezzetto di pane.
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