Il maxi bonifico da 15 milioni che rischiava di passare inosservato
La Finanza scopre un enorme giro di soldi che tre funzionari di una banca sono accusati di non aver segnalato, eludendo così le misure anti riciclaggio. Sanzioni fino al 40% dell’importo
Perché grandi somme di danaro che si muovono da un conto all’altro devono venir segnalate alle autorità? Perché solo in questo modo è possibile verificare la lecita provenienza dei soldi che altrimenti potrebbero essere accumulati e mossi anche se frutto di attività illecite.
La guardia di finanza di Varese stava indagando su alcune società di capitali quando si è imbattuta in un giro di soldi frutto di strane triangolazioni che mai sono stati segnalati dalle banche.
Per questo finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese hanno contestato a 3 funzionari di un noto istituto di credito nazionale l’omessa segnalazione di operazioni finanziarie sospette per un importo di oltre 15 milioni di euro.
L’attività di polizia economica, sviluppata avvalendosi dei poteri conferiti dalla normativa di riferimento in materia di contrasto al riciclaggio (Decreto Legislativo 231/2007), nonché nell’ambito delle linee guida delle politiche di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario, per scopi illeciti, prende le mosse da una pregressa attività d’indagine nei confronti di due società di capitali site a Varese e Potenza: si tratta di un’articolata attività di investigazioni economico-finanziarie con l’obiettivo di prevenire il fenomeno del riciclaggio di denaro di illecita provenienza.
Una volta acquisita la documentazione bancaria, le Fiamme Gialle hanno individuato un’anomala movimentazione finanziaria, eseguita nella medesima giornata, relativa ad una rilevante provvista di denaro che, proveniente dal conto estero di una nota multinazionale, dopo una sospetta triangolazione tra le due società italiane, era ritornata, sempre in pari data, nella disponibilità della multinazionale stessa.
L’operazione finanziaria, frazionata in più bonifici, è stata canalizzata attraverso un istituto di credito italiano: i funzionari della banca, pur in presenza dei requisiti di anomalia previsti dalle vigenti disposizioni sono accusati di aver omesso di segnalare all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia l’operazione ai sensi della normativa antiriciclaggio.
I finanzieri hanno pertanto contestato la citata violazione a carico dei tre funzionari della banca responsabili dell’operazione bancaria sospetta.
La sanzione amministrativa prevista dal Decreto Legislativo n.231/2007 nel caso di specie, ora al vaglio del Ministero dell’Economia, va da un minimo dell’1% ad un massimo del 40% del valore dell’operazione non segnalata.
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