Una legge per mettere fuorigioco le false cooperative

L'Alleanza delle cooperative italiane (Confcooperative, Agci e Legacoop) propone un'iniziativa di legge popolare contro le imprese che danneggiano la buona cooperazione

confcooperative

«Con questa iniziativa vogliamo mettere fuorigioco le false cooperative, quelle che perseguono fini diversi da quelli mutualistici, che eludono i controlli e non rispettano i contratti nazionali di lavoro, cooperative che danneggiano il mercato e macchiano la buona immagine della buona cooperazione». L’iniziativa a cui si riferisce Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria, che comprende  Como e Varese, è la proposta di legge di iniziativa popolare per contrastare le false cooperative. Frangi in realtà parla a nome dell’Alleanza delle cooperative italiane che raggruppa, appunto, Confcooperative, Legacoop e Agci, le tre sigle rappresentative del movimento cooperativo italiano.
(nella foto, da sinistra: Mauro Frangi e Aldo Montalbetti, presidente di Federsolidarietà)

I punti principali della proposta sono quattro: la cancellazione dall’albo delle cooperative di quelle imprese che eludono i controlli; la comunicazione immediata all’Agenzia delle entrate, per quelle cooperative che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi accumulando debiti con l’erario; l’individuazione di strumenti di coordinamentio di quei soggetti che sono chiamati a vigilare sulle cooperative; evitare il massimo ribasso nelle gare d’appalto che favoriscono naturalmente quelle società che non rispettano i contratti collettivi nazionali di lavoro; contrastare l’infiltrazione mafiosa.

Su quest’ultimo specifico punto non c’è bisogno di andare a rivangare quanto è successo recentemente a Roma, basterebbe ripescare le cronache degli ultimi anni relative all’area di Malpensa, dove le inchieste della magistratura hanno svelato lo stretto legame tra cooperative  di lavoro, soprattutto nel settore della logistica e organizzazioni criminali di stampo mafioso. Non è una novità, visto che già da molti anni la Commissione parlamentare antimafia indica quell’area come fortemente infiltrata.

Ora il movimento cooperativo italiano dovrà raccogliere 50mila firme da presentare in Parlamento e avviare così l’iter legislativo. «L’Alleanza delle cooperative – conclude Frangi – ha a cuore la reputazione della buona cooperazione, perché  ci sono migliaia di cooperatori che fanno impresa rispettando le regole e valorizzando i lavoratori, promuovendo coesione e inclusione sociale».

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Pubblicato il 15 giugno 2015
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