Non più solo cocaina, ora dall’aeroporto passano anche eroina e khat

I dati degli ultimi sei mesi dicono che la polvere bianca tira ancora, ma che torna in auge anche l'eroina e che sta crescendo un mercato interno per il khat, la "droga dei poveri" del Corno d'Africa. Affari milionari e dietro la disperazione di molti corrieri: tra gli arrestati c'è un'intera famiglia, compresa una ragazzina

Operazione "Caffè corretto"

La cocaina, nascosta in mille modi, dagli ovuli ingeriti alle buste “annegate” nei pacchi di caffè. Ma non solo la cocaina: da Malpensa torna a transitare anche l’eroina (un mercato in crescita) e anche uno stupefacente “esotico” come il khat, consumato dagli immigrati del Corno d’Africa. Come ogni altro, anche il mercato della droga si evolve nel tempo e – dopo un periodo florido per la cocaina – ora compaiono nuovi consumi: è uno dei dati interessanti che emerge dall’indagine “caffè corretto”, l’insieme di sequestri nell’arco di sei mesi nell’area passeggeri di Malpensa da Guardia di Finanza e Procura di Busto Arsizio.

Partiamo dai numeri nudi e crudi: gli uomini del Tenente Colonnello Giuseppe Bua hanno arrestato in sei mesi sessanta trafficanti, di cui 29 “ovulatori” (quelli che ingeriscono gli ovuli contenenti droga) e 31 corrieri “semplici” che utilizzano come principale metodo di occultamento i doppifondi all’interno dei bagagli stivati(altre 5 persone sono state invece solo denunciate). Quanto al tipo di droga sequestrato, su un totale di 284 Kg la cocaina la fa ancora “da padrone”, con un totale di circa 114 Kg sequestrate. C’è anche l’eroina (32 chili) e un po’ di hashish (6 chili), oltre a quantità minime di droghe sintetiche. In termini di quantità – non di valore – la droga più gettonata (ben 132 chili) è però il khat, una “droga dei poveri” che viene masticata e che è rivolta ad un mercato specifico, quello degli immigrati del Corno d’Africa che vivono in Italia. «Anche all’esterno dell’area aeroportuale i sequestri sono stati sempre fatti a carico di eritrei e somali» conferma il Procuratore della Repubblica a  Busto Arsizio Gianluigi Fontana, al fianco del comandante provinciale della Finanza Francesco Vitale.

Secondo dato interessante emerso dai sei mesi di operazione: la ripresa del mercato dell’eroina, già segnalato anche dai Sert e dagli operatori delle comunità che si occupano di tossicodipendenti. «Viene portata soprattutto da corrieri pakistani, età media 35 anni, che usano anche compagnie costose, un comportamento poco comune adottato per cercare di evitare controlli» spiega il tenente colonnello Bua della Guardia di Finanza.La maggior parte dei corrieri di eroina sono appunto i pakistani (11 arresti), per lo più residenti (e probabilmente operativi) nelle aree di Bologna, Modena e hinterland, ma anche nelle Marche. Il sequestro più corposo, 17 chili, è stato però a carico di un solo cittadino pakistano, U.C.S., 39enne residente in Spagna

Terzo dato: c’è anche una forte presenza, tra i corrieri, di cittadini italiani (21 su 60 fermati), spinti spesso da disperazione. Si muovono per lo più nel Nord Italia, in particolare intorno a Milano.

Il nome dell’operazione, “Caffè Corretto”, deriva da un sequestro a un passeggero italiano di quattro confezioni di caffè. Acquistate dentro al duty free dell’aeroporto domenicano di La Romana, erano state riempite di buste di cocaina, nascoste dietro uno strato di caffè. L’uomo è stato arrestato, così come il suo contatto in Italia, un domenicano (la Repubblica Domenicana rimane uno snodo fondamentale per la cocaina).

Dietro ai sequestri stanno storie molto diverse. C’è la hostess che faceva la bella vita trafficando droga (qui l’articolo) e c’è  un’intera famiglia di cittadini del Costa Rica probabilmente costretta dalladisperazione a fare da corriere: padre, madre e figlia neppure adolescente, con a seguito una bimba di appena 17 mesi, provenienti da San Josè (Costa Rica) via Madrid (Spagna). Tutti e tre avevano ingerito ovuli di cocaina, per un totale di 3 chili, la ragazzina aveva poi altra cocaina nascosta nella vagina.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 10 Luglio 2015
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