Accam, inceneritori e governo: Cosa sta succedendo?

Dati da rivedere, riunioni da aggiornare, provvedimenti da ratificare. Il futuro degli inceneritori in Italia -Accam in testa- rimane un rebus

Dentro l'inceneritore di Borsano (inserita in galleria)

Sono tante le carte sul tavolo della partita che si sta giocando sul futuro dei rifiuti del paese e dei 44 inceneritori attivi in Italia, tra i quali compare ancora Accam. E la mano giocata ieri -quella a seguito della quale l’assessore all’ambiente lombardo, Claudia Terzi, ha lanciato l’allarme sull’impossibilità di spegnere l’impianto di Busto Arsizio– non è certo quella definitiva.

RETE NAZIONALE – Il tavolo della riunione del 9 settembre, di fatto, è saltato. Nessuna decisione concreta è stata dunque presa sulla rete nazionale che dovrebbe unire tutti gli inceneritori del Paese per raggiungere l’autosufficienza ed evitare di incappare nelle sanzioni -1,2 miliardi- dell’Unione Europea. Tutto è stato aggiornato al 24 settembre ma i ben informati sostengono che l’intero provvedimento previsto dall’articolo 35 del decreto sblocca Italia possa slittare al 2016. Sarà in quel momento che il governo dovrà presentare i decreti attuativi del piano permettendo anche le osservazioni da comitati e istituzioni. In altre parole, la volontà che sarebbe stata espressa dal ministero per impedire lo spegnimento degli inceneritori è ancora da mettere nero su bianco.

I DATI – «Fino ad oggi il governo ha lavorato su dati che sono gonfiati -spiega la giornalista Rosy Battaglia- che prevedono percentuali bassissime di raccolta differenziata». Una volta che questi valori saranno aggiornati con le reali proiezioni di raccolta differenziata «si capirà di quanti inceneritori ci sarà davvero bisogno in futuro» e tra questi «dovrebbero scomparire quelli con tecnologie più obsolete, come Accam».

IL CASO ACCAM – L’impianto di Busto Arsizio fino a questa estate non veniva toccato dal provvedimento perché il decreto del governo riguarda solo gli impianti classificati come R1, categoria che però Accam ha visto riconoscersi ad agosto. O meglio, potrebbe vedersi riconosciuta. “Tutto dipenderà dalla volontà dei sindaci durante la conferenza dei servizi prevista nella seconda metà di settembre in Regione” spiegano in una nota comitati contro il revamping dell’inceneritore che precisano: “Noi abbiamo presentato una perizia tecnica a dimostrazione dei calcoli errati dell’azienda, che è stata inviata anche a loro, pertanto, alla luce di questi dati e del pericolo di commissariamento da parte del Governo dell’impianto, a nostro avviso i sindaci del consorzio hanno l’obbligo morale di tutelare la scelta presa in maggioranza per lo spegnimento dei forni e tutelare di conseguenza la nostra salute”.

Marco Corso
marco.corso@varesenews.it

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Pubblicato il 10 Settembre 2015
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