In cento fuori casa per la bomba d’aereo

Ritrovata nel greto del Ticino, sabato sarà fatta brillare. Treni fermi e possibili disagi al traffico aereo

Altomilanese generica

È ricomparsa settanta e più anni dopo e sabato 5 settembre – per qualche ora – terrà con il fiato sospeso un bel po’ di persone, costringerà all’evacuazione di alcune case, bloccherà i treni. È la bomba d’aereo da 500kg ritrovata nel greto del Ticino in località Bosco Vedro, nei dintorni di Turbigo, e che sarà disinnescata appunto sabato prossimo, come confermato dal sindaco del paese, Christian Garavaglia, che insieme al Prefetto e ai carabinieri sta seguendo da giorni la vicenda .

I ritrovamenti di ordigni accendono spesso la curiosità, un po’ per le operazioni di messa in sicurezza che richiamano i soldati del Genio Militare, un po’ perché riportano sulle pagine dei giornali i ricordi degli anni della Seconda Guerra Mondiale. La bomba è stata ritrovata lunedì scorso, in località Bosco Vedro, a poche decine di metri dal Mulino del Pericolo, un antico mulino che è al centro di un progetto di recupero avviato da tempo. La forma e le dimensioni – una volta liberata dalle incrostazioni decennali di sassi – non lasciano dubbi sulla origine aeronautica, mentre la “identificazione” dell’ordigno come una bomba tedesca è più discussa. Le bombe americane caddero qui in quantità, quando i velivoli USAAF si accanirono sul ponte stradale e ferroviario, ma non risultano bombardamenti aerei tedeschi su un territorio che i nazifascisti tennero – come tutto il Nord Italia – fino alla fine di aprile, quando cedette il fronte e ci fu l’insurrezione partigiana. E a proposito di partigiani, questa zona – pur interessata da azioni di guerriglia – non era certo caratterizzata da “zone libere” che i tedeschi potessero bombardare addirittura con l’aviazione.

Da dove viene dunque la bomba? Il vicesindaco di Turbigo Bruno Antonio Perrone, studioso locale e appassionato di aeronautica, ha ipotizzato che  «dovendo operare un atterraggio di fortuna» un aereo tedesco si sia «liberato della bomba che è finita nel fiume». Spesso, in questi casi, gli ordigni venivano scaricati senza che fosse attivata la spoletta e questo potrebbe spiegare perchè la bomba non esplose. E così è rimasta nel fiume, con i suoi 220 chili di esplosivo e 280 di involucro (che con le pesanti schegge di acciaio moltiplicava l’effetto distruttivo). E non va dimenticato che poco distante c’era la pista dell’aeroporto militare del Campo della Promessa, al confine tra Castano Primo e Lonate Pozzolo.

La bomba – in ogni caso – ha ormai i giorni contati. Messa in sicurezza dal Genio Guastatori di Cremona già nei giorni scorsi, sarà spostata in una cava della zona e una volta coperta di terra e sabbia sarà fatta detonare sabato 5 settembre. Un’operazione che, per ragioni di sicurezza, comporterà anche alcune limitazioni: dalle 5 alle 8 del mattino i treni della Milano Cadorna-Novara FNM saranno costretti a fermarsi a Turbigo e a Busto Arsizio. Durante l’intervento sarà istituito un servizio di autobus sostitutivi che collegheranno le stazioni di Novara Nord e di Galliate con il servizio ferroviario, da Turbigo o da Busto Arsizio (tutte le informazioni sulle variazioni sono disponibili sul sito trenord.it o negli avvisi in stazione). Un pugno di voli per Malpensa potrebbe subire modifiche di orario, per evitare ogni rischio sulla rotta di atterraggio che a Sud dello scalo sorvola la zona di Turbigo (fascia primo mattino e poi 17-18, clicca qui per l’elenco): è una misura straordinaria piuttosto rara, che per esempio non era stata adottata quando a Somma Lombardo, a due passi dall’aeroporto, era stato fatto brillare un proiettile d’artiglieria da 88mm (molto più piccolo, pochi chili, qui il video).

Saranno evacuate obbligatoriamente alle 4.30 del mattino le abitazioni di diverse vie (tra cui una parte della Statale 341), che saranno chiuse al traffico: i residenti (una ottantina di persone) potranno dormire in albergo a spese del Comune e andare poi al mattino nel salone del locale centro anziani, aspettando di sentire – se si sentirà – il botto della bomba.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 03 Settembre 2015
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