Maurizio Cabona a Saronno per la festa della donna
Onestà vuole che si dica che il pubblico non era particolarmente numeroso ieri 7 marzo all’auditorium Aldo Moro. Non numeroso, ma sicuramente attento e partecipe
Onestà vuole che si dica che il pubblico non era particolarmente numeroso ieri 7 marzo all’auditorium Aldo Moro. Non numeroso, ma sicuramente attento e partecipe. Erano presenti fra gli altri l’assessore alla cultura Lucia Castelli, l’assessore ai servizi sociali Gianangelo Tosi, i consiglieri della Lega Codega e Sironi, il referente cittadino di Fratelli d’Italia Ernesto Credendino.
In sala anche Giuseppe Manzoni di Chiosca e Francesco Menna, dirigenti dell’Associazione Scuola e Professionalità Insegnante che ha collaborato con l’Assessorato alla cultura nell’organizzazione dell’evento.
Alfonso Indelicato ha proposto una breve presentazione della scrittrice Annie Vivanti, autrice del romanzo “Vae victis” da cui è tratto il film di Matarazzo “Guai ai vinti”. L’ospite d’onore era però il noto critico cinematografico Maurizio Cabona per la prima volta a Saronno, che ha presentato il film e, dopo la proiezione, lo ha commentato e successivamente risposto a domande del pubblico.
“Guai ai vinti”, prodotto nel ’54, è, secondo Cabona, un riassunto dell’Italia del 1917 (quando il film è ambientato) come anche del ’54 (quando esce) perché fra le due italie, a suo dire, c’è una sostanziale continuità. I temi che vengono affrontati: l’aborto, la violenza ai danni delle donne, lo scontro fra bigottismo da una parte e anticlericalismo dall’altra, vengono tutti affrontati nel film, certo con quella cautela che era tipica di una nazione a forte impronta cattolica e che non aveva ancora vissuto le trasformazioni economiche e sociali degli anni ’60, i quali costituiscono, a parere del critico, la vera cesura nella storia dell’italia moderna.
Dunque una serata interessante, nella quale Cabona ha confermato la sua fama di intellettuale fuori da tutti i cori capace di mettere in discussione convinzioni consolidate, non certo per un puro gusto dissacratorio ma per quello di gettare lo sguardo nel fondo spesso oscuro delle questioni culturali e storiche.
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