“La Guaralda? Un parco agricolo per davvero”

La risposta dell'assessore Riccardo Santinon ai dubbi sul nascente parco di Giubiano posti da un lettore

Un grande parco a Giubiano

L’assessore  risponde alla lettera di un lettore riguardo il nascente  “Parco agricolo della Guaralda”  a Giubiano. Il lettore, un esperto che lavora al parco Sud Ticino, si è domandato quanto fosse davvero  “agricolo” quel parco, visto la troppo abusata (spesso non a proposito) parola.

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Ora arriva la risposta dell’assessore competente, Riccardo Santinon. Eccola:

Il prato a fieno continuerà ad essere tagliato dall’agricoltore, per permettergli di proseguire il suo lavoro e per mantenere la memoria storica di cos’era un tempo quella zona. La cascina della Guaralda, con campi coltivati e pascoli per bestiame.

Oltre al taglio del fieno rimarranno anche gli orti urbani dei pensionati, che magari in futuro potrebbero essere ampliati. Certo non sarà un Parco Agricolo come quello di Milano Sud viste le dimensioni ridotte, ma rimarrà comunque agricolo.

Da non dimenticare inoltre che tutti i materiali che saranno utilizzati per fare i sentieri e i parcheggi non saranno invasivi ma sostenibili, infatti non si utilizzerà cemento. Questo per garantire in futuro, se ce ne fosse bisogno, il ripristino al naturale dell’area.
Allego uno stralcio della relazione tecnica più esaustivo delle mie righe, in allegato la relazione completa.

Riccardo Santinon

(…)L’Assessorato ne vuole interpretare la funzione in termini naturalistici, ricreativi compatibili, per la  maggior superficie, con la attuale conduzione agricola –boschiva si mira, pertanto, a

1. integrare in modo reversibile, rispettoso delle generazioni a venire con le loro scelte, il paesaggio  pregevole dell’ambiente agricolo della irreversibilmente scomparsa Cascina Guaralda, aumentandone la  complessità percettiva e naturalistica;
2. inibire in futuro ulteriori interventi di sottrazione di terreno fertile grazie alla frequentazione di un luogo  pubblico da parte di tutti;
3. mantenere l’habitat di prato entro i quali ricavare spazi ricreativi;
4. consegnare alla percorribilità un giovane bosco frutto di un impianto di forestazione urbana, dopo dodici  anni pronto alla scelta dei soggetti di secolare avvenire per tramite di sfolli secondo il modello naturale  del bosco originario dell’alta pianura lombarda – Querco-carpineto dell’alta pianura – Alleanza
Carpinion betuli; Acero – frassineto Alleanza Tilio platyphylli – Acerion pseudoplatani.  (Composizione floristica tratta dalla pubblicazione della Regione Lombardia “I Tipi forestali della  Lombardia”, Cierre Ed. 2002, a cui si rimanda per maggiori approfondimenti);
5. consegnare alla popolazione un’area ludica ricreativa per i più piccoli, per gli esercizi ginnici all’aperto  disponibili anche per i diversamente abili;
6. migliorare il governo ceduo e la composizione dei boschi marginali all’area prativa composti da robinia  colonizzatrice di terreni ex seminativi;
7. compensare il quartiere con una zona fruibile dopo la perdita di ampie superfici arborate in via Guicciardini/Borri per la costruzione del Monoblocco ospedaliero, con rimozione di oltre 400 alberi nel 2002.

Soluzione prospettate e caratteristiche qualitative delle opere e degli interventi

Per quanto sopra si prospetta:

1. il mantenimento di 7000 mq di prato da foraggio per lo sfalcio a beneficio dell’attuale attività agricola ma anche della componente faunistica, alla quale rimane una superficie apprezzabile per lo  svolgersi dei cicli riproduttivi; l’associazione vegetale che caratterizza questi prati naturali e  pingui è proprio del clima dei Querceti caducifogli ed ha avuto origine dal dissodamento di boschi
di Querce e di Carpini, attraverso forme di prati o pascoli magri che la concimazione ha reso  progressivamente più pingui, fino alla condizione attuale; le specie vegetali che caratterizzano  queste associazioni prative sono: la Codolina (Phleum pratense), l’Erba Mazzolina (Dactylis glomerata), le Crepidi (Crepis biennis), i Trifogli (Trifolium pratense, T. repens), i Ranuncoli,l’Erba brusca (Rumex acetosa) e il Bambagione (Holcus lanatus), il Loietto. Il prato viene viene
falciato due/ tre volte e abbondantemente concimato. La tradizionale fienagione con i suoi nomi per il fieno di primo taglio, il migliore, detto maggengo; il fieno di secondo taglio, l’agostano, e l’ultimo dell’annata, il settembrino è compatibile con la futura manutenzione dell’area;
2. disegnare una viabilità di ispirazione paesistica, nel quale le superfici erbose saranno preponderanti, racchiuse fra quinte vegetali, in naturale calcestre di Saltrio dall’ottimo comportamento portante, dalla resistente all’erosione idrica; lungo il suo armonico andamento, funzionale ad incanalare i fruitori preservando l’alimento foraggero dal costipamento, troveranno spazio puntali istallazioni di attrezzature per il moto;
3. di arricchire il pregevole prato stabile da foraggio dolcemente ondulato, con la messa a dimora di  44 alberi consoni al paesaggio ed alla storia rurale varesina quali
• filari ombreggianti la viabilità composti da 17 gelsi (Morus alba), tanto diffusi nella campagna  varesina all’epoca delle filande ottocentesche. Si ricordi che, come nel comasco, la ricchezza di  Varese poggiò molto su personaggi legati alla coltivazione del gelso, della vite e alla bachicoltura, alternati a 7 peri corvini (Amelanchier  ovalis);
• la posa di una quinta arborea composta da 13 di pioppi lombardi cipressini, Populus nigra var.  Italica = P. pyramidalis noti come Lombardy poplar nel mondo anglosassone, clone a rapida  crescita, da posizionarsi a mitigazione di una rete di confine con orti comunali; 

4. la posa di siepi miste di 87 arbusti autoctoni biancospino (Crataegus monogyna), rosa canina (Rosa canina), corniolo (Cornus mas), pallone di maggio (Viburnum opulus) etc. da inframezzarsi in parte al filare semplice di pioppi di cui sopra e lungo un tratto di viabilità seconde le buone  tecniche di forestazione urbana ad aumentare la biodiversità e ad offrire rifugio, alimento alla fauna  selvatica;
5. nel passato intervento di forestazione urbana occorre procedere ad diradamenti di lieve entità (in funzione delle esigenze ecologiche delle specie) a vantaggio degli esemplari d’avvenire cui  concentrare la fertilità del suolo e la luce: ne deriverà un accelerato sviluppo delle restanti ed una  migliore qualità morfologica grazie ad un maggiore spazio esplorabile dalle radici ed alla maggior  radiazione solare che interesserà chiome sempre più ampie e fotosintetizzanti; funzione principale sarà favorire i soggetti d’avvenire liberandoli dalla concorrenza dei codominanti facendoli  sviluppare armonicamente con significativi incrementi diametrici che abbasseranno, nel tempo, il coefficiente di snellezza a vantaggio della stabilità del sistema (vds anche concetto di sicurezza statica di base dell’Ing. Wessolly); i diradamenti si precisa che, nelle fasi di sviluppo del popolamento artificiale, sono tagli colturali finalizzati a mantenere in efficienza funzionale il  bosco. Le ragioni biologiche di tali interventi nascono dall’osservazione di come, in natura, il numero della piante per unità di superficie tenda progressivamente a ridursi man mano che le dimensioni della piante stesse aumentano con l’età. Con l’accrescimento si scatena una forte competizione per la conquista dello spazio utile a chiome e radici: i più vigorosi e precoci, o i più fortunati a trovare casualmente condizioni di terreno migliori, ma che non sempre si dimostrano i migliori per forma, portamento, genealogia, potenzialità di sviluppo futuro e aspettativa di vita prendono il sopravvento, occupando lo spazio dei vicini provocandone l’indebolimento progressivo.
L’intervento forestale umano nei popolamenti arborei artificiali e naturaliformi mira a correggere  tali sgradite evenienze. L’eccessiva densità nuoce al sistema sviluppando fusti troppo snelli, chiome  compresse, sviluppo via via più ridotti, maggiore sensibilità a malattie e minore resistenza agli  eventi atmosferici. Un ulteriore vantaggio dei diradamenti, se non eccessivi, si avrà al suolo che  grazie ad una maggiore insolazione sarà più veloce nei processi di mineralizzazione della sostanza  organica rendendola disponibile nella forma inorganica assimilata dalle piante. I diradamenti saranno differenziati e di lieve entità vista la giovane età ed il sesto d’impianto (3 x 3 ml) adeguato per un giovane bosco di latifoglie nobili in forte crescita. 

6. sfolli, diradamenti e sottopiantagione di piantine di Castanea sativa (castagno) in vaso 22 cm h= 150-175 cm all’interno del ceduo di robinia sì da competere con la medesima e arricchire la composizione forestale con il nostro albero del pane.
7. la installazione di giochi per bimbi dalle forme “agricole”, artigianali, uniche, in resistente legno  forte massello dei nostri boschi quali robinia, rovere, cerro, frassino certificati UNI EN 1176 entro  un’area ludica in ghiaietto rispettosa delle norme anti-infortunistiche dettate dalla UNI EN 1177;
8. la installazione, lungo il percorso, di attrezzature ginniche in resistente acciaio zincato, mitigate dal  colore verde, dalla scarsa manutenzione e dalla ricercata resistenza alle sollecitazioni meccaniche degli “atleti”;
9. due piccole aree di sosta disgiunte in fondo naturale e mitigate dall’interno del parco da quinte di noccioli;
10. la posa di servizi igienici autopulenti a gettone prefabbricati ed individuati in base all’inserimento paesaggistico, alla funzionalità uomini/donne/diversamente abili) ed alla durata economica suggerita dalla qualità dei materiali costruttivi.
Si ritiene in tal modo di rendere la proprietà comunale “disponibile alla fruizione pubblica  attrezzandola per la percorrenza pedonale e la sosta” secondo il buon senso, i principi della legge regionale  n° 12/05 e le previsioni pianificatorie.

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 26 maggio 2016
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