Trenta varesini si sono convertiti all’islam
L'Unione dei musulmani varesini ha aperto le porte agli italiani. I numeri di chi ha abbracciato la fede, e la questione moschea
I numeri sono questi: “Nella nostra città, negli ultimi quattro anni, vi sono state trenta conversioni alla fede musulmana da parte di italiani che abbiamo aiutato a seguire un percorso di fede”. Parola di Giorgio Stabilini, a sua volta italiano convertito, animatore della comunità musulmana che ieri, all’Ata hotel, ha tenuto un convegno sulla religione aperto a tutti coloro i quali vogliano avvicinarsi alla fede musulmana. “Sono numeri che vi stupidiscono? A me sembrano naturali. C’è chi vuole conoscere la nostra fede e noi li aiutiamo”.
Secondo fonti giornalistiche gli italiani convertiti all’islam, in Italia, oscillano da 50mila e 100mila persone. Le associazioni dei musulmani dichiarano numeri diversi, mentre il dato è più alto se fornito dal Cesnur, un centro studi che si occupa di “nuove” religioni.
Secondo Giorgio Stabilini, tuttavia, occasioni come quella di ieri, a Varese, sono molto positive perché i nuovi fedeli vengono indirizzati al Corano da esperti che lo conoscono bene, e non da persone che vogliono strumentalizzare la fede. Gli Sheik presenti all’Ata Hotel erano provenienti da diversi paesi: gli italiani interessati a una conversione erano meno di dieci, ma è stata una giornata intensa e il bilancio dell’Unione dei Musulmani varesini è molto positivo.
Come ci si avvicina all’islam? “Le persone che vengono da noi – osserva Stabilini – spesso hanno letto molto. Sono persone che passano dalla curiosità intellettuale sulla religione, al desiderio di incontrare gli altri. Altri fratelli invece arrivano alla moschea perché sono rimasti colpiti dall’esempio di un collega di lavoro. Nei luoghi di lavoro vi sono molti musulmani, e le persone parlano della propria fede”.

La presenza sociale dei musulmani a Varese comincia ad avere un peso. I leader della comunità sono Samir Baroudi, architetto siriano che vive in città dagli anni Ottanta, e Stabilini, giornalista ed imprenditore. La moschea Omar Al Farouk è in via Giusti da tanti anni, ma grazie a una fondazione del Kuwait i musulmani hanno acquistato una ex fabbrica in via Pisacane, alle porte di Varese. Su quella struttura hanno avviato un ricorso al tar, perché il comune non ha concesso il cambio di destinazione d’uso per trasformarla in un luogo di culto.
Alcuni giorni fa, a Palazzo Estense si è tenuto un incontro. L’assessore Civati ha ricevuto il medico del Kuwait che ha dato vita all’associazione benefica Shamyya. Il sodalizio vorrebbe avviare una partnership con il comune per iniziative a carattere benefico. Il medico kuwaitiano ha lavorato, in passato, all’ospedale di Varese e ha un legame con la città. La Lega Nord ha protestato perché ha interpretato l’incontro come una riunione per discutere della moschea, ma l’assessore Civati ha smentito. Il segnale è comunque che la comunità musulmana esiste e sta lavorando per un suo radicamento maggiore. La giornata di preghiera di domenica è stata molto partecipata e persino diffusa in diretta su facebook. Le conversioni poi continuano, segno che è nato un islam del Varesotto.
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