Il sindaco si è dimesso, a Lonate si va verso nuove elezioni

Dopo la comunicazione dal carcere di Danilo Rivolta dovranno passare venti giorni per lo scioglimento del consiglio. Ancora in dubbio se ci sarà un'ultima seduta dell'assemblea civica. Il quasi-addio dell'ex sindaco Gelosa

Nuovo consiglio comunale a Lonate Pozzolo (inserita in galleria)

C’è aria di smobilitazione, a Lonate Pozzolo. Sono passati due mesi e nove giorni dall’arresto del sindaco (e dall’indagine che ha toccato imprenditori e figure di vertice del Comune) e dopo le dimissioni firmate da Danilo Rivolta, ora si arriva alle battute finali in uno strano clima, in giorni caldi in cui qualcuno è già partito per le vacanze, qualcun altro le sta aspettando, in cui ora le scadenze di Legge diventano urgenti. Dopo due mesi di tempesta e scontro, sembra calata una stanca bonaccia, nonostante il momento delicato e doloroso per una comunità.

Chi non aveva dubbi sulla necessità delle dimissioni erano i consiglieri d’opposizione, quelli del centrosinistra dei Democratici Uniti e quelli di Lista Libera (centrodestra indipendente, che ha rotto con Rivolta nel 2014), che pure hanno mostrato qualche differenza nelle scelte, ad esempio nel partecipare o meno all’ultimo consiglio comunale, giovedì scorso. «Il paese ha bisogno di tornare nella legalità» dice Nadia Rosa, dei DU, consigliere di lungo corso. Luca Perencin, capogruppo dei DU che nel 2014 era stato superato per un soffio alle elezioni da Rivolta, è telegrafico: «Rivolta ha preso finalmente coscienza della serietà della sua posizione. Per ora non ho altri commenti, aspettiamo di capire come evolverà la questione. Vorremmo capire le giustificazioni che darà la giunta per aver aspettato fino ad oggi a rassegnare le dimissioni». Nelle file del centrodestra si è sempre fatto riferimento alla necessità di “mettere in sicurezza” alcuni provvedimenti, come l’erogazione dei fondi per il Diritto allo studio (approvati giovedì scorso in consiglio)

Ora l’unica partita aperta è quella dell’ultimo consiglio comunale: la Legge di riferimento (il Testo Unico Enti Locali del 2000) dice che «le dimissioni presentate dal sindaco o dal presidente della provincia diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio», poi si scioglie l’assemblea civica e si va verso nuove elezioni. La questione è questa: è necessario che prima dello scadere dei 20 giorni si riunisca il consiglio? Tanto più che il sindaco – comunque – non potrebbe spiegare le sue ragioni e confrontarsi, essendo chiuso in carcere. «Ad una prima lettura sembrava fosse necessario e in questo senso era stato inserito anche il passaggio nella lettera accompagnatoria delle dimissioni» spiega Mauro Andreoli, il presidente dell’assemblea civica, facendo riferimento alla lettera inviata dal segretario comunale Maurizio Vietri a tutti i consiglieri eletti. «Successivamente è emerso invece che non ci sia necessità di questo passaggio, considerando come notifica al consiglio la comunicazione dell’atto protocollato». Nella giornata di martedì 25 luglio Andreoli darà il parere definitivo, poi se ne discuterà nella riunione dei capigruppo dei diversi partiti mercoledì alle 12.30. Le scadenze di Legge s’incrociano con questo clima pre-agostano, in cui già nell’ultimo consiglio pochi giorni fa si notavano alcune assenze (ha fatto rumore quella della facente funzioni Sabrina Marino).

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Tra chi non è convinto della necessità del consiglio c’è l’ex sindaco Piergiulio Gelosa, che nell’amministrazione Rivolta ricopriva il ruolo di assessore al bilancio. «A questo punto non ne vedo la necessità, la vicenda giudiziaria prosegue e non so cosa aggiungerebbe al dibattito. Vedremo l’orientamento del presidente del Consiglio comunale». Per due mesi giunta e maggioranza hanno deciso di tirare avanti, nonostante una situazione precaria e imbarazzante, che non sfuggiva ai più. A giugno – nel primo consiglio dopo gli arresti – la giunta aveva fatto quadrato sulla necessità di proseguire per alcuni mesi l’esperienza della “amministrazione Rivolta senza Rivolta“. Allora alcuni avevano ribadito la necessità di adottare provvedimenti necessari al paese, altri avevano usato toni duri contro l’opposizione, mentre Gelosa aveva fatto un intervento sofferto, che non a caso era stato seguito – a differenza degli altri – in un silenzio quasi assoluto. Oggi chiude con una nota amara, che è rivendicazione del lavoro per la sua comunità e insieme delusione: «Al termine di questi anni, non so se sarò ancora della partita» dice l’ex sindaco, dando corpo al dubbio che era affiorato già a giugno. «Ringrazio tutte le persone con cui ho condiviso un percorso durato anni, i funzionari e i dipendenti comunali, quelli che sono stati sui banchi del consiglio comunale».

Di certo c’è che tra venti giorni il consiglio sarà sciolto, poi si andrà a nuove elezioni, forse nella primavera 2018. Intanto in questi giorni si affrontano anche altri nodi, come la nomina di un nuovo comandante della Polizia Locale (nei prossimi giorni l’Unione dei Comuni Ferno e Lonate aprirà la procedura di mobilità). C’è una raccolta firme per chiedere le dimissioni del segretario comunale Maurizio Vietri, che è indagato nella stessa inchiesta e ricopre l’incarico anche a Cassano Magnago (da cui è partita la petizione, iniziativa di privati cittadini senza partito) e Cairate. Quanto all’inchiesta, fa il suo corso e non va dimenticato che siamo ancora nella fase delle indagini preliminari. E l’ipotesi del patteggiamento di Rivolta? «Voci, nulla di concreto», dice l’avvocato Felice Brusatori, nominato difensore da Rivolta, che in questa fase ovviamente mantiene un certo riserbo sulla vicenda processuale del suo assistito. Brusatori oggi mette solo l’accento sulle dimissioni, «scelta d’estrema responsabilità e dignità, di fronte all’oggettiva impossibilità di ricoprire la carica di sindaco».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 24 luglio 2017
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