Il turismo a Varese ha bisogno degli estremi: alberghi di lusso e B&B

Il professor Massimiliano Serati della Liuc nella ricerca “Firm drain – Firm Gain, favorire la localizzazione di imprese sul territorio” affronta anche le potenzialità turistiche del territorio. «Negli ultimi dieci anni abbiamo fatto passi da gigante»

massimiliano serati

Il 6 luglio scorso all’università Liuc di Castellanza è stata presentata la ricerca  “Firm drain – Firm Gain, favorire la localizzazione di imprese sul territorio”, condotta dal Centro sullo sviluppo dei territori e dei settori della Liuc Business School e coordinata dal professor Massimiliano Serati. La ricerca, basata sui dati della piattaforma “100 % Lombardia”, ha elaborato un indicatore sintetico di attrattività prendendo in considerazione 6 fattori: benessere economico, struttura produttiva e mercato del lavoro, demografia, cultura e turismo, formazione e infrastrutturazione e sviluppo del settore Ict.

Professor Serati, nella ricerca si evidenzia che in fatto di turismo la provincia di Varese ha ampi margini di miglioramento, soprattutto nei territori che si affacciano sui laghi. Negli ultimi anni sono infatti cresciuti solo i grandi centri, come Luino e Laveno.
«È vero, ma questa affermazione merita una breve premessa. La provincia di Varese in fatto di turismo ha fatto passi da gigante.
I numeri ci dicono che in dieci anni noi siamo passati da essere la periferia dell’impero ad essere la quarta potenza turistica della Lombardia dopo Milano, Brescia, due colossi dimensionali, e Como. In alcuni casi con i comaschi ce la giochiamo alla pari».

Che tipo di turismo è quello della nostra provincia e dove si è sviluppato soprattutto?
«È un turismo a forte vocazione internazionale, legato al mondo imprenditoriale. Infatti sono esplose le strutture business, soprattutto a sud, nella zona intorno a Malpensa. Il resto del territorio ha consolidato un modello tradizionale di ricettività, piccole realtà dove si può ritrovare una dimensione familiare. In provincia di Varese ci sono strutture splendide ma sono isole circondate da intere aree scoperte».

Per coprire queste zone che cosa serve ?
«Se si vogliono portare più turisti, occorre lavorare duro e incrementare la ricettività complementare, cioè creare strutture piccole con scenari naturalistici di pregio che in provincia di Varese abbondano. Nonostante si sia fatto molto in questa direzione, il numero di posti letto delle strutture complementari extralberghiere ha la percentuale più bassa della Lombardia, anche rispetto a territori vicini come Lecco e Como. Va detto che sul numero dei posti letto pesa molto la percentuale rappresentata dai campeggi».

E per quanto riguarda i bed and breakfast?
«Nella nostra provincia è il dato più interessante perché rappresentano la stragrande maggioranza delle strutture complementari. È certamente un buon segnale in quanto indica una offerta flessibile, molto gradita agli stranieri che vengono dalle nostre parti. Direi che qualcosa si sta muovendo, c’è un grande desiderio di imprenditorialità se consideriamo le nostre 230 strutture, un numero che tiene testa a Como, che con questo tipo di ricettività ha iniziato ben prima di noi».

Quanto ha inciso Expo sul rilancio del turismo in provincia di Varese?
«Alla vigilia dell’esposizione universale, io ero tra gli ottimisti e i numeri stanno confermando che il sistema turistico lombardo ha guadagnato in un anno, nel 2015, il 10% di flussi turistici con un consolidamento nel 2016 del 90%, cioè quell’aumento è diventato strutturale. Questo significa che la nostra ricettività ha soddisfatto la domanda».

Quali azioni bisogna intraprendere per sfruttarne il potenziale?
«Servono investimenti. Per quanto riguarda la ricettività, bisogna agire sui due estremi della filiera. Da una parte ci vuole una struttura per ricchi sul Lago Maggiore e una nel capoluogo di provincia, un segmento totalmente scoperto, in grado di intercettare il turista russo, cinese o proveniente dagli emirati. Dall’altra bisogna incrementare la ricettività extralberghiera, piccole strutture capaci di personalizzare il servizio per fare sentire il turista come a casa propria».

In questo ultimo profilo rientrano anche gli arbnb e gli appartamenti in affitto?
«Queste forme di ricettività vanno regolate bene per evitare che generino sommerso e una concorrenza sleale nei confronti degli altri operatori. È un fenomeno che va fatto emergere con trasparenza e semplicità per evitare che imprenditori improvvisati creino danni agli altri. Ci vogliono maggiori controlli e più facilità nell’iniziativa di impresa. Se si riuscisse a farlo si creerebbe un effetto positivo, perché quando la competitività è corretta c’è domanda per tutti, soprattutto in un momento come questo in cui il turismo è in grande crescita».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 31 Luglio 2017
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