Crugnola: “Continuerò a lavorare al progetto incompiuto”

A poche ore dal suo primo consiglio comunale tra le fila della Lista Galimberti, Crugnola spiega la sua scelta a Varesenews: "Questo è il mio unico e ultimo intervento su questa vicenda"

Consiglio comunale di Varese 2018

A poche ore dal suo primo consiglio comunale tra le fila della Lista Galimberti, Valerio Crugnola spiega la sua scelta a Varesenews: “Questo è il mio unico e ultimo intervento su questa vicenda”

Un serio impegno politico e civile in controtendenza rispetto ai tempi, chiede a ciascuno di appartenere a un solo partito: il proprio, che ha un solo iscritto e una tessera double face, il dubbioso segretario pro tempore e il suo dissidente interno.

Chiamo questa prospettiva una «visione repubblicana» dell’agire politico, coerente con un pensiero postideologico. Anche in un agire discorsivo paritario e cooperante, tutti debbono considerarsi iscritti anzitutto al proprio personale partito. Per carattere, poi, sono uso a disobbedir parlando. Non avrei mai potuto fare il carabiniere. La politica non è per anime belle, ma dovrebbe venire interpretata da spiriti liberi.

Mi sono illuso che questa cooperazione repubblicana potesse caratterizzare i movimenti civici, formazioni autonome dai partiti e sottratte alle loro logiche, al loro ciclo di vita e al demone elettoralistico che li divora. Il leaderismo proprio dei partiti nega il principio secondo cui, in un mondo liberale e democratico, il protagonista è un soggetto attivo, consapevole, laico.

Varese 2.0 non ha corrisposto alle mie aspettative. Mi sono sbagliato. Sono stato l’ultimo ad accorgermene. Altre figure di rilievo lo avevano capito prima, a loro spese, e avevano fatto i bagagli, in tempi diversi sin dai primi del 2015. Ho sopravvalutato le mie risorse e quelle di altri con i quali speravo di poter lavorare. Non ho considerato attentamente che non ho più un corpo e un cuore che mi sostengano in condizioni di tensione.

I partiti godono di pessima salute, anche quando vincono. Le forze civiche non hanno prospettive a livello nazionale. In sede locale spesso stentano per l’impossibilità di levarsi di dosso impronte personalistiche con ostacolano la discorsività e la cooperazione. Un movimento le cui sorti vengono decretate da una persona o da una famiglia non è un movimento, è un’altra cosa: è una cinghia di trasmissione, ora lasca ora più robusta, o semmai il moto apparente delle sfere celesti di tolemaica memoria.

Nel merito mi limito ad alcuni cenni. Nel primo anno di attività come consigliere ho prodotto diversi documenti propositivi, rimasti lettera morta entro un movimento che si era subito spiaggiato a fronte di una vantata leadership per divina unzione che faceva sentire il proprio peso altrettanto quanto il peso della propria assenza.

Ad esempio, ho elaborato un progetto alternativo alla destinazione della ex caserma a biblioteca: questo contributo è caduto nel vuoto, non sostenuto e discusso da nessuno entro il gruppo attivo di Varese 2.0, ed è di conseguenza abortito anche nella discussione pubblica.

VILLA MYLIUS E NATURE URBANE

Nella totale mancanza di impulsi, un anno fa ho preso l’iniziativa di dar vita a un gruppo di iscritti (e non solo) che si occupassero di cultura, a partire da un nodo urgente, ma più scivoloso di una saponetta umida, quello di Villa Mylius. Ho preso in mano le carte e mi sono piegato a studiarle con l’aiuto di altre persone, a scrivere delle note, a vagliare il parere di un esperto di management aziendale e di un legale competente in materia di fondazioni e di rapporti tra fondazioni ed enti pubblici. Il risultato fu la proposta di una via d’uscita consistente nella riapertura della trattativa con la Fondazione Marchesi, per tutelare le parti architettoniche di pregio della villa, per estendere le ricadute pubbliche della concessione e per ampliare le effettive pariteticità decisionali, direttive e gestionali tra Fondazione ed Ente Locale.

Quel lavoro ottenne l’assenso di più membri del direttivo e degli esponenti del gruppo che si occupava della cultura. Nondimeno, al dunque, il lavoro naufragò: i poteri di interdizione, se sanno farsi valere, paralizzano o catalizzano le altrui volontà. Gli stessi che mi avevano aiutato a discutere della questione e a stendere quel documento al momento buono si ritrassero, e uno nemmeno lesse le note che gli avevo affidato.

Il naufragio di quel lavoro si è poi ripetuto vari mesi dopo sempre su Villa Mylius, nell’affondamento dell’annunciata cooperazione tra Varese 2.0 e Progetto Concittadino.
La discussione su villa Mylius si sovrappose alle dichiarazioni pubbliche dell’assessore alla polizia urbana di dare le dimissioni dopo un duro scontro con l’ex consigliere Gregori, e alla conseguente discussione che ebbe luogo nel movimento. Furono valutate le diverse alternative.

Fu anteposta la scelta di scongiurare le dimissioni. Mi spesi in via riservata con il sindaco e altri membri della giunta perché questo rischio rientrasse. Durante una telefonata sull’argomento il consigliere Baratelli volle restare ignara di quanto già sapevo sarebbe avvenuto in contemporanea a quella chiamata. Mi piovve addosso l’accusa di aver fatto «l’inciucio con Gregori e con Malerba» per diventare vicesindaco. È già tanto se respiro, figuratevi se aspiro…

Di qui una duplice frattura. Non ho più pensato che sarebbe stato possibile sanarla. Tuttavia alcuni miei elettori o amici che mi sono rimasti vicini, diversi consiglieri ed esponenti del movimento, sia che oggi ne siano usciti o che appoggino l’assessore alla polizia urbana, mi chiesero di restare al mio posto e di attendere. Ho così proseguito consultandomi con i responsabili del movimento. Ho lavorato nelle commissioni, anche con indipendenza di giudizio ma senza mai porre in discussione il mio sostegno alla maggioranza, dovendosi sempre distinguere tra scelte puntuali, talora divergenti e libere di divergere, e orientamenti generali, necessariamente condivisi. Credo di avere svolto decentemente il mio ruolo, ma non tocca a me dirlo.

Nello scorso autunno è emersa la frattura tra l’assessore alla polizia urbana e l’assessore alla cultura circa la concezione di Nature Urbane. Ho condiviso le posizioni di Cecchi, con il quale ho cooperato alla luce del sole in un confronto proficuo e credo fondato sulla reciproca stima.

LA MIA SCELTA E IL FUTURO

Con l’inverno, ho maturato il convincimento di restare in Consiglio e di misurarmi con la possibilità di un rilancio dell’azione civica attraverso un nuovo gruppo autonomo e rispondente a se stesso, capace di interlocuzione critica e di proposta, con una nuova denominazione e una squadra più allargata sia dentro che fuori il consiglio. Subito dopo le elezioni del 4 marzo, il disegno era pronto. Purtroppo non è partito tempestivamente. Nonostante mi fossi mosso per tempo, la bomba a orologeria è scoppiata sopra la mia testa prima che mi fosse possibile disinnescarla.

Ora sono qui, in questa nuova collocazione. Il mio non è un cambio di casacca e meno che mai un atto di trasformismo alla Scilipoti. Insisterò nel lavorare a quel progetto che al momento è rimasto incompiuto. Guarderò a distanza, con indifferenza buddista, come il montaliano «falco alto levato», ciò che viene scritto di me e contro di me su alcune bacheche, indirizzari e-mail e altre vetrine, inclusi i media locali.

Questo è il mio unico e ultimo intervento su questa vicenda.
Grazie per la vostra attenzione.

Valerio Crugnola

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 07 giugno 2018
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