Lo sfogo di Galli: “Non sono stato io a voler fare il sindaco”

Il discorso del primo cittadino che, dopo aver avviato le procedure per l'incompatibilità, risponde alle minoranze sulle accuse di arrivismo politico

«Non sono stato io a voler fare il sindaco, io stavo bene a casa mia». Lo sfogo del sindaco di Tradate, Dario Galli, arriva durante il consiglio comunale di lunedì sera, 24 settembre, quando è stata avviata la procedura per la sua incompatibilità di carica, in quanto già deputato alla Camera e sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico. Galli si è sfogato dopo la richiesta fatta dal gruppo Partecipare Insieme, i cui consiglieri lo hanno accusato di arrivismo politico.

«Nella liturgia della politica ci sta tutto, ma quel che conta sono i voti dei cittadini, il resto sono balle – ha risposto Galli -. Dette queste cose devo fare qualche precisazioni: negli ultimi periodi ci sono state diverse litanie, come se quello che faccio io è diverso da quello che fanno gli altri. Mi pare che ci siano stati sindaci che, nel recente passato, hanno avuto incarichi qui e in altri enti. Mi pare inoltre che qualche sindaco, sempre nel recente passato, si sia presentato a elezioni diverse da quelle comunali. Se poi qualcuno è passato e qualcuno no, è un altro problema».

Il riferimento va direttamente a Laura Cavalotti, sindaco della precedente amministrazione tradatese e responsabile del bilancio in Provincia dopo la presidenza Galli. Come anche alcune considerazioni successive. «Sono stato eletto un anno fa, nel giorno dei miei 60 anni. Dopo aver fatto tre volte il parlamentare, tre volte il sindaco, una volta il presidente di provincia, l’ultimo di miei problemi era far carriera. Alla mia età non è che sia una gran vita alzarsi alle 4 del mattino, prendere l’area, la sera andare in televisione… Io stavo bene a casa mia. Qualcuno mi ha obbligato a farlo. Ed è dall’altra parte di questo tavolo». 

«Tra l’altro le cose che avete detto e fatto, e che mi hanno obbligato a fare quello che ho fatto, sono ancora lì tutte da dimostrare – ha concluso Galli -. Tra poco ci saranno le elezioni provinciali e riprenderemo in mano tutte le cose, dall’agenzia del turismo all’agenzia formativa. Vi do un piccolo non richiesto consiglio: avete già fatto cinque anni a sparare addosso a chi vi ha preceduto e i risultati li avete visti, adesso avete otto mesi davanti, non buttateli via nello stesso modo». 

di manuel.sgarella@varesenews.it
Pubblicato il 25 settembre 2018
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Il sindaco Galli può avere tutte le ragioni del mondo, condivisibili o meno però si deve anche mettere nei panni di un cittadino che si sente dire che il suo sindaco ha accettato malvolentieri il suo ruolo che ora è costretto a cedere a causa di una arcinota incompatibilità.
    Perdonatemi ma un pò di amaro in bocca sovviene oltre che una cocente delusione e perdita di fiducia nelle istituzioni.

    1. Scritto da Viacolvento

      L’arcinota incompatibilità in realtà è controversa, in quanto il limite di abitanti perché scatti è di 15.000 in una norma e di 20.000 in un’altra. Galli avrebbe potuto resistere con vari tipi di ricorso, invece ha preferito risolvere la questione optando.

  2. Scritto da Waldo Butters

    “Non sono stato io a voler fare il sindaco, io stavo bene a casa mia”. Cos’è, l’hanno obbligato pistola alla tempia ? Glielo ha ordinato il dottore ? Ma dica meno fesserie, per cortesia…

  3. Scritto da thedrake

    Fare il sindaco è un’attività impegnativa, che richiede impegno e dedizione quotidiana. Trovare la scusa additando il fatto che gli è stato chiesto/imposto o che qualcun altro in passato ha fatto la stessa cosa sembra alquanto ridicolo è irrispettoso verso le persone chelo hanno votato. E’ una sorta di tradimento e mancanza di serietà, vale ovviamente la stessa cosa per chi l’ha fatto in passato

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