Angela De Filippi, fu lei l’amante indomita del grande compositore Michail Glinka

Un’importante scoperta nella storia della musica svelata dopo quattro anni di studi: il padre della lirica russa trovò ispirazione per le sue opere tra carezze dispensate fra lago e montagna. Il sindaco a San Pietroburgo per la cerimonia solenne

Avarie

Poliglotta, emancipata, moderna, patriottica. Chi era Angela Nina De Filippi, nata a Milano, nel 1812 e morta nel 1882 portandosi nella tomba il segreto di una sua passione di gioventù?

Quando Alessandro Boriani, sindaco di Luvinate, ha appreso le vicissitudini legate alla sua concittadina illustre, non ha avuto dubbi: «Vado a San Pietroburgo» (nella foto).

Perché è qui che è sepolto il secondo personaggio di questa storia, Michail Ivanovič Glinka, che riposa al cimitero del monastero di Alexander Nevsky, una sorta di “altare della patria” per i russi. Perché Glinka fu il padre della lirica russa, l’autore di “Una vita per lo Zar” dove si racconta l’epopea patriottica del contadino russo Ivan Susasin che nel 600 sacrificò la sua vita per lo Zar. Difatti sia nel periodo zarista, sia in quello sovietico, che in quello attuale, Glinka ha continuato ad essere punto di riferimento culturale e oggi è celebrato non solo come grande musicista ma anche come uno dei Padri della Patria Russa.

Glinka era l’amante della nostra Angela De Filippi, che a pieno titolo entra nell’epica russa, nella storia della musica addirittura come ispiratrice di quel “Sestetto Originale” (nel video sotto) che il grande compositore le dedicò in segreto, proprio per non svelare la compromettente relazione con una donna sposata.

I due si conobbero nel periodo in cui Glinka frequentò a Luvinate, tra il 1830 e il 1833, mentre Angela era sposata con Paolo Vanotti, che sarà sindaco del paese diversi anni dopo.

Fu il padre di Angela, il dottor Giuseppe De Filippi, a consigliare al grande musicista la località di Luvinate come salubre luogo di provincia dove difendersi dalle ondate di caldo di cui l’intellettuale russo soffriva. “Venite a Luvinate” gli disse l’uomo di scienza, medico famosissimo per l’epoca poiché laureato in Chirurgia a Pavia, ma anche membro della Società di medicina di Vienna, Società medica di Bologna, medico dell’esercito tra Olanda, Prussia e Austria.

Ad un certo punto, si legge nelle Memorie, a causa dell’afa, il dottor De Filippi suggerì a Glinka di ritirarsi nel Varesotto e da lì cominciò a frequentare Luvinate e Nina De Filippi sposata Vanotti, la figlia sposta del dottor De Filippi.

Tutto il lavoro di ricerca e documentazione è stato realizzato dalla signora Svetlana De Marchi Zykova, ideatrice e fondatrice dell’Associazione Culturale Internazionale Le Stagioni Russe dell’Insubria, partner della Fondazione Italia Russia. Da molti anni è impegnata nella ricerca riguardante gli intellettuali, l’aristocrazia, i personaggi di arte e cultura russi in Italia e nel territorio dell’Insubria. Fra i relatori del convegno di San Pietroburgo, ha lavorato anche con la Parrocchia di Luvinate nelle ricerca di documenti e dati nell’archivio parrocchiale, in collaborazione con l’avocato Fabio Brusa, consigliere delegato alla cultura del Comune di Luvinate. Il lavoro di ricerca è durato 4 anni.

Il Comune di Luvinate ha concesso il patrocinio all’evento in programma sabato 13 ottobre alla Sala Bianca del Palazzo Sheremetev ed il sindaco Alessandro Boriani andrà a sue spese nella Venezia del Nord in occasione del convegno. «L’obiettivo sarà scoprire novità e dettagli su uno straordinario frammento di storia luvinatese, lombarda e d’Italia, oltre che per avviare conoscenze e rapporti utili con le autorità per il lavoro di ricerca e di studio, ancora tutto da scrivere ed approfondire», dice.

Tornando ai due innamorati, la loro relazione terminò dopo che vennero praticamente scoperti: messo alle strette il russo fu costretto a tagliare i ponti con la sua amante italiana. Che tuttavia non si disperò: alla morte del marito Angela Nina De Filippi sposò un nobile tedesco ma soprattutto la sua seconda vita fu improntata fra patriottismo e impegno politico, cultura e partecipazione, grazie anche alla perfetta padronanza di quattro lingue.

Ottima pianista, intrattenne rapporti epistolari con la moglie di Franz Liszt, Marie de Falvigny, conosciuta forse a Milano nel viaggio negli anni ’30: il famoso musicista le dedicò una musica per pianoforte e parlò di lei in un articolo dedicato a “La Scala” ed al ricco ambiente musicale milanese.

Nell’estate del 1860 a Genova insieme a Ernesta Cambiaso, Clementina Cabella, Emilia Sechino, Carlotta Pizzorno, Maria Coturo e Giovanna Allegretti fondò il “Comitato delle Signore” che aiutò le famiglie dei garibaldini partiti dallo scoglio di Quarto durante la spedizione dei Mille (come testimoniano alcune lettere conservate presso l’archivio Bertani presso le Civiche raccolte storiche, Museo del Risorgimento, Milano).

Ebbe rapporti diretti con Carlo Cattaneo: al museo del Risorgimento di Milano sono presenti le lettere che testimoniano la corrispondenza tra il Cattaneo e la Vanotti. In una missivadel 17 giugno 1859, pare esserci un rapporto di una certa confidenza tra i due. La Vanotti gli scrive. “Le solitarie di Luvinate hanno provato vera gioiae lecito orgoglio al leggere la sua bellissima lettera, tutto spirito, grazia e cordialità…la tortora, il merlo, la polentina di Buggiona e que lepidi e saporiti mementi a tempi del nostro esiglio, ci provano che il filosofo di Castagnola non è sempre assorto nei suoi pensieri e che…ha pure un cuore buono e accessibil a piaceri innocenti. Noi qua abbiamo carestia di emozioni straordinarie, e la vita del chiostro ci sembra più monotona del solito. La bandiera che sventola sulla nostra casa è l’unico segnale che ci rammenta i grandi fatti che si succedono con rapidità in altre parti del globo…..le solitarie di Luvinate le stringono la mano e viva l’Italia!” (“Carteggi di Carlo Cattaneo”, Lettere dei Corrispondenti, serie II, Le Monnier – Firenze).

Dalla minuscola provincia pensata come capolinea di tendenze e mode, un po’ retrograda per chi ragiona per luoghi comuni, e da due secoli addietro, arriva con forza una lezione attuale sullo spirito indomito di libertà e progresso che le donne, futuro del mondo, da sempre si portano appresso.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2018
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