“Nuovi orizzonti”, una scommessa vinta per chi soffre di malattia psichiatrica

A Cantello le due comunità protette del Centro Gulliver sono la dimostrazione che la sfida di Franco Basaglia poteva e può essere accettata e vinta

Cantello - Casa Nuovi Orizzonti Gulliver

Ci sono sorrisi larghi e sguardi ombrosi, volti che portano i segni della sofferenza ma anche corpi che si muovono liberi, in un ambiente dove tranquillità, affetto e ordine aiutano a tenere a bada la malattia.

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La Casa Nuovi orizzonti di Cantello, dove ci sono le due comunità psichiatriche del Centro Gulliver di Varese, è la dimostrazione della scommessa vinta da Franco Basaglia. A quarant’anni dalla legge del 1978 che ha portato alla chiusura dei manicomi e che è ispirata dalla sua concenzione innovativa della salute mentale, in questa grande casa circondata dal verde c’è la dimostrazione che la strada era giusta, l’obiettivo raggiungibile.

E’ qui che incontriamo don Michele Barban, 76 anni di indomita energia spesi al servizio di chi sta male: per una dipendenza, per le sue fragilità, o perchè la sua mente si è ammalata.

Don Barban è l’anima e la forza del Gulliver di Varese, una struttura con tante sedi, attività e servizi dedicati all’accoglienza, alla cura e all’accompagnamento di chi soffre innanzitutto “dentro”. Una sofferenza che per ciascuno prende strade diverse e può diventare tossicodipendenza, disagio sociale, malattia psichiatrica.

«Lavoriamo sul confine tra normalità e fragilità – dice don Michele – e partendo dalla convinzione che nessuno può dirsi “normale”».

Don Barban è arrivato a Cantello negli anni Novanta, con un primo “pericoloso” progetto. Erano gli anni dell’emergenza Aids e lui, in quella che era stata una casa vacanza dell’ospedale psichiatrico di Varese, ci portò i ragazzi ammalati della nuova “peste”.

«Quando Regione Lombardia ha tolto questo servizio, ci hanno chiesto se eravamo disposti ad ospitare i pazienti “residuali” dopo la chiusura del manicomio, e abbiamo iniziato questo nuovo cammino».

Oggi la Casa Nuovi orizzonti accoglie una quarantina di ospiti, persone con patologie psichiatriche (disturbi psichici e di personalità) provenienti dai servizi territoriali di Salute mentale. Due i livelli di assistenza, intenso o a media intensità, con un unico obiettivo: donare normalità.

«E’ la risposta giusta alla chiusura dei manicomi – dice don Barban – La malattia psichica resta, ma si può battere lo stigma sociale che circonda questa malattia, e allora andiamo al bar con i ragazzi, facciamo cene e giornate aperte a tutti, si collabora con la biblioteca, chi può lavora all’esterno, si va in vacanza al mare e in montagna».

Gli ospiti della comunità di Cantello sono tutti coinvolti nella vita della casa, dall’incontro del mattino alla preparazione dei pasti, fino ai tanti progetti che coinvolgono, a volte in modo trasversale, le comunità del Gulliver.  Dal “Progetto uomo” che permea tutte le attività del Gulliver (una vera e propria filosofia che mette la persona al centro della sua stessa vita e di ogni azione, rendendola protagonista attiva e responsabile nel proprio percorso di cura e riabilitazione), ai gruppi di lavoro sul corpo; dai laboratori di creatività, sartoria e manualità, ai “turni” in cucina che diventano momento terapeutico dove imparare a prendersi cura di sè e degli altri, perché il cibo ha tante valenze e prima di tutto unisce.

Un approccio fatto di cura, attenzione e rispetto che si traducono in qualità della vita per gli ospiti, con risultati positivi anche nella dimensione della malattia. Come quando si è deciso di abolire camici e uniformi “per non creare ruoli, perché prima viene la persona” o nell’aver fortemente voluto una comunità mista: «Io sono un tifoso della comunità mista – dice don Michele – perchè rende le relazioni della comunità più normali, le persone più tranquille».

Apertura contro chiusura, libertà e autonomia contro le logiche di contenimento che erano alla base dei manicomi, coinvolgimento e “cura” delle famiglie ma anche delle comunità locali: la filosofia che anima don Barban, le sue comunità e le persone che lavorano al Gulliver di Cantello sono un modello vincente, la prova che la sfida di Franco Basaglia poteva e può essere accettata e vinta.

di mariangela.gerletti@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2018
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