Sindaco e associazioni invitano Mattarella a Varese

Il sindaco Galimberti insieme alle associazioni invita il Presidente Mattarella a Varese in occasione del 160° anniversario della prima battaglia della Seconda Guerra d’Indipendenza svoltasi a Varese il 26 maggio 1859

sergio mattarella

Lo scorso maggio il Sindaco di Varese Davide Galimberti, in occasione di una serie di attacchi verbali subiti dal Presidente della Repubblica da parte di alcuni esponenti politici, insieme a tantissimi sindaci del Paese e rappresentanti delle istituzioni, nell’esprimere la solidarietà dell’intera città aveva anticipato l’invito a visitare la città di Varese al Capo dello Stato. Tale richiesta è stata sollecitata anche da alcuni Consiglieri comunali e ora viene formalizzata.

In questi mesi sono infatti intercorse alcune interlocuzioni anche con alcune associazioni locali ed in particolare con l’Associazione «Varese per l’Italia 26 maggio 1859» ed il presidente Luigi Barion ed insieme si è ritenuto di invitare il Capo dello Stato in occasione del 160° anniversario della prima battaglia della Seconda Guerra d’Indipendenza, svoltasi, appunto, a Varese il 26 maggio.

L’invito ufficiale da parte del Sindaco di Varese è stato trasmesso al Presidente della Repubblica lo scorso lunedì ed il Sindaco ne ha dato ufficiale comunicazione domenica mattina nel corso della commemorazione ai defunti tenutasi questa mattina presso il Cimitero di Giubiano alla presenza delle associazioni.  Ecco la lettera completa

“Gentile e carissimo Signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
nella Storia dell’Italia repubblicana, mai come in quest’ultimo periodo difficile, complesso e a volte non del tutto comprensibile, lo Stato e le Istituzioni sono apparse così distanti nell’immaginario dei cittadini.

E una considerazione simile si potrebbe sostenere, forse, anche per le funzioni pubbliche, talvolta delegittimate da parte di chi, al contrario, avrebbe il dovere di rappresentarle con disciplina e onore, come indica la nostra Carta costituzionale. Eppure, la maggioranza degli italiani nutre ancora grandi speranze e guarda con ottimismo al futuro, anche perché Lei, con il suo stile sobrio e mai fuori luogo, la sua autorevolezza e il suo modo di interpretare la Presidenza della Repubblica, si conferma quotidianamente il riferimento, il punto di convergenza, di fiducia e di equilibrio dell’intera Penisola. In altri termini, una virtuosa sintesi del Paese, che esprime e trasmette il senso alto dell’«essere comunità».

Queste poche righe non vogliono quindi essere – e non sono, infatti – solo la missiva di un rappresentante delle Istituzioni, ma altresì soprattutto il pensiero di un Sindaco che lavora e condivide la quotidianità con i suoi cittadini. Nasce quindi dall’ascolto degli umori, delle speranze, dei timori e delle gioie della comunità che ha l’onore di rappresentare. Ed è proprio l’ascolto del territorio, oggi, a spingermi a manifestarLe un desiderio che si traduce in un auspicio: la città di Varese, che già accolse con entusiasmo il Presidente Giorgio Napolitano nel marzo del 2011, sarebbe onorata di ricevere una sua visita, compatibilmente naturalmente con la sua assai fitta agenda di impegni.

Come già saprà, lo scorso 8 ottobre l’Associazione «Varese per l’Italia 26 maggio1859» Le ha inviato una lettera in cui, tra l’altro, ricordava che il prossimo anno ricorrerà il 160° anniversario della prima battaglia della Seconda Guerra d’Indipendenza, svoltasi, appunto, a Varese il 26 maggio. La città, è noto, contribuì da protagonista a costruire il nostro Stato-Nazione, un sistema costituzionale e rappresentativo basato sulla cittadinanza, sulla libertà e sull’eguaglianza davanti alla legge senza pregiudizi. L’Italia di oggi, in breve, quella Nazione che inizia dal Comune, dalle libertà e autonomie locali e da quelle ricchezze che servono non certo a dividere, ma a unire, come vuole la nostra Carta.

E, come scrisse Garibaldi nelle sue memorie, «l’accoglienza ricevuta a Varese nella notte che seguì quella del nostro passaggio è qualche cosa di ben difficile a descriversi. Pioveva dirottamente, eppure io sono sicuro che non mancava un solo cittadino, uomo, donna o ragazzo, al nostro ricevimento: era spettacolo commovente vedere popolo e militi confusi in abbracciamenti di delirio».
Ieri come oggi, allora: come Le accennavo, per la Città sarebbe un privilegio accoglierLa nei giorni a cavallo di quell’anniversario così importante, per confermarLe il senso profondo di appartenenza alla comunità nazionale e alle sue Istituzioni.
Perché le Istituzioni, infine, sono fisicamente rappresentate dagli uomini. E Lei, con il suo esempio quotidiano, ne è uno straordinario interprete”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 ottobre 2018
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