Gli studenti del Politecnico ripensano il collegio sant’Ambrogio

Il progetto di "Rigenerazione urbana" che vede per la seconda volta la collaborazione tra Politecnico di Milano e Comune di Varese, lavorerà anche sul roccolo dei giardini Estensi, sul lavatoio di Casbeno e sulla scuola di Cartabbia

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Gli studenti dell’ultimo anno della facoltà di design del Politecnico di Milano si mettono al lavoro per riqualificare gli edifici varesini.

Il progetto, presentato il 5 novembre presso il salone Estense, ha visto l’intervento dell’assessore ai lavori pubblici Andrea Civati e del professor Luciano Crespi, uno dei docenti coordinatori dell’attività insieme alle  professoresse Anna Anzani e Barbara Del Prete e al regista Giacomo Gatti.

Durante la presentazione, erano presenti anche il presidente dell’ordine architetti, Ileana Moretti e gli studenti della scuola di design che, al termine della mattinata, hanno visitato gli edifici che saranno oggetto dei loro lavori di progettazione.

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I ragazzi lavoreranno su quattro edifici del territorio di cui tre, cioè l’ex scuola elementare di Cartabbia, l’ex lavatoio di Casbeno e il Roccolo dei giardini Estensi, selezionati dall’amministrazione e uno, la chiesa del vecchio collegio Sant’Ambrogio, messo a disposizione dall’università degli studi dell’Insubria.

L’obiettivo sarà quello di pensare, con risorse limitate, a una soluzione anche temporanea per gli immobili e, visto il successo dello scorso anno, c’è l’intenzione di concludere il lavoro con delle riflessioni in una mostra che verrà presentata ai cittadini.

«Siamo molto soddisfatti di proseguire la collaborazione con il politecnico di Milano – ha detto l’assessore Civati – siamo convinti che questo rapporto con il mondo accademico, su un tema così importante come quello della rigenerazione delle città, possa dare ottimi risultati sia in termini progettuali ma anche di qualità e innovazione. La riqualificazione urbana fa parte anche dalle riconversioni di piccolo spazi abbandonati a cui donare nuova vita e una nuova funzione. Questa è la sfida che chiediamo agli studenti: realizzare progetti innovativi ma realizzabili e soprattutto che si possano inserire nel contesto urbano in cui sono protagonisti. Siamo sicuri che anche questa volta riceveremo dei lavori di grande qualità e professionalità che potranno trovare un ottimo utilizzo in futuro».

I lavori si concluderanno poi con una tesi di laurea da parte dei ragazzi e delle ragazze coinvolti. Il progetto è destinato a durare nel tempo: le progettazioni dello scorso anno, in particolar modo quella sul deposito merci di Ferrovie dello Stato, sono utili in un’ottica di promozione di progetti che guardano al futuro della città.

«Non è la prima volta che facciamo un’attività del genere ma quello su cui concordiamo con l’amministrazione è il voler perseguire un approccio reversibile, cioè avere qualcosa da utilizzare negli anni – spiega Luciano Crespi – L’università anticipa le tendenze, anche con un certo azzardo e gli studenti devono tenere conto della fattibilità e della gestione, valorizzando anche elementi di degrado presenti».

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Pubblicato il 05 novembre 2018
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