Una “tavola spigolosa” per capire il reality food

Dai fratelli Lumiere a Masterchef, una riflessione sul modo di vedere e pensare il cibo nelle varie epoche

Glocal18 generiche

La giornalista Anna Prandoni e il regista e sceneggiatore Andrea W. Castellanza si sono riuniti intorno alla loro “tavola spigolosa” per un momento di dibattito durante Glocal allestito per l’occasione in sala Bertini nella villa Andrea delle ville Ponti: l’argomento era il modo in cui la comunicazione visiva ha cambiato il modo di vedere il cibo.

L’escursus del regista sulle epoche della tv italiana ha ben sottolineato l’evoluzione socio-culturale dietro alla comunicazione del settore. Dal cibo del dopoguerra, presentato in maniera poco organizzata sia dal punto di vista della sceneggiatura che della regia, si passa a una comunicazione lenta in cui risalta l’assenza di montaggio, fino alla pubblicità invasiva dei programmi della fine del secolo scorso e alla velocità dei giorni nostri.
Attraverso la storia del cibo, si riesce a raccontare la storia d’Italia e il punto centrale che emerge e che diventa il fulcro del dibattito è la spettacolarizzazione del cibo nell’epoca dei reality: «Sono consapevole del fatto che esista un gioco attorno al concetto di food – ha commentato Anna Prandoni – Il problema è l’informazione che deve saper gestire la differenza tra cibo e food e non creare un cortocircuito».

«Il mezzo è colpevole fino a un certo punto – commenta Andrea Castellanza –  Qui si possono rilevare tre tipi di comunicazione: la prima segue un approccio strumentale-cognitivo ed è il momento della spiegazione della ricetta, c’è poi un aspetto ludico-partecipativo che comincia a mettere il cibo in secondo piano in una cornice di gioco e infine un approccio simbolico che rende il food uno strumento di intrattenimento. È in questo contesto che si delinea il passaggio tra cibo e food, inteso come intrattenimento».

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Pubblicato il 10 novembre 2018
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