Reddito di cittadinanza, “La Provincia è pronta ma ci sono troppe incertezze”

A Villa Recalcati il consigliere provinciale Mattia Premazzi lancia l'idea di un tavolo provinciale sul lavoro. "Si parla di sostegno al reddito per chi non lavora ma dobbiamo fare qualcosa per l'occupazione con imprese e sindacati"

mattia premazzi

La Provincia di Varese fa i conti con l’arrivo del Reddito di cittadinanza: un provvedimento che andrà a pesare soprattutto sull’organico dei sei centri per l’impiego incaricati di trovare un lavoro a tutti i percettori del sostegno economico erogato dallo stato.

Una scadenza che a Villa Recalcati (sede della Provincia) preoccupa non tanto per il lavoro da fare ma per via della forte incertezza che ancora c’è attorno all’attuazione tecnica del provvedimento.

Come aumenterà l’organico dei centri per l’impiego? Chi assumerà i cosiddetti “navigator”? Come si farà a formarli in tempo? E, soprattutto, si parla tanto del sostegno al reddito ma sul versante del sostegno al lavoro?

A mettere in fila i dubbi e le criticità all’indomani del reddito di Cittadinanza è il consigliere provinciale Mattia Premazzi, accompagnato dal responsabile settore lavoro in Provincia Francesco Maresca, che, insieme a denunciare le criticità, lancia anche la proposta di un tavolo del lavoro provinciale con le parti sindacali e le associazioni datoriali.

«Partiamo da un presupposto che deve essere molto chiaro – spiega il consigliere Premazzi -: i centri per l’impiego della Provincia di Varese sono pronti e sanno cosa si deve fare in previsione del reddito di cittadinanza. Le criticità dipendono da una serie di incertezze alle quali tutt’oggi non è stata data risposta».

CRITICITA’ TECNICHE PER L’ATTUAZIONE DEL RdC
Premazzi e Maresca li hanno messi in fila a partire dal dimensionamento dei centri per l’impiego: «sono stati pesantemente ridimensionati negli ultimi anni con il blocco delle assunzioni. Ora stanno per essere sbloccati i fondi regionali per l’assunzione di nuovo personale, parliamo di circa 17 persone in tutta la provincia di Varese, ma non è chiaro se potremmo assumerli visto il persistere dei limiti di assunzione del personale».

Inoltre, «al momento non sappiamo ancora nulla della piattaforma informatica sulla quale tecnicamente dovrà essere gestito il reddito di cittadinanza, per non parlare dei cosiddetti “Navigator”. Chi li dovrà assumere? Come faremo a formali in tempo visto che sono figure professionali che non si trovano già pronte nel mercato del lavoro?».

IL TAVOLO SUL LAVORO
Nell’attesa che si faccia chiarezza sulle tante componenti tecniche del reddito di cittadinanza la Provincia di Varese lancia una proposta con la quale intende farsi attore politico della partita sul lavoro: «La nostra idea è quella di creare un tavolo provinciale del lavoro che coinvolga le istituzioni, le parti sindacali e le categorie commerciali e imprenditoriali – spiega Mattia Premazzi -. Il reddito di cittadinanza, sul quale si potrebbero fare molte critiche, non è altro che uno strumento di sostegno al reddito. Ma come si può pensare di creare lavoro se non si guarda soprattutto alle imprese? Questa proposta vuole dare vita ad un luogo dove piuttosto che di incentivi a chi non lavora ci si rimetta a parlare veramente di lavoro, considerando tutti gli strumenti a disposizione».

I PERCETTORI DEL REDDITO DI CITTADINANZA IN PROVINCIA
In questi giorni sono in corso anche delle stime sulla portata del reddito di cittadinanza in provincia di Varese e su questo Premazzi fa un appunto in termini di convenzienza per il territorio.

I dati che circolano tutt’ora sono quelli di uno studio pubblicato dal Sole24Ore lo scorso autunno. Secondo quella pubblicazione solo il 5,1% delle famiglie varesine sarebbe interessato dal reddito di cittadinanza, ovvero circa 19.600. Una percentuale ben diversa da quella di Crotone (27,9%), Napoli (20,6% e 229000 famiglie) e Palermo (20,5% e 100800 famiglie). «È evidente che in termini di ritorno sul territorio quello che il contribuente varesino paga per il reddito di cittadinanza è molto inferiore rispetto a quello che vi ritorna – spiega Premazzi -. Questa è un piccola considerazione politica che però ci dice come questo provvedimento costerà di più alla nostra provincia rispetto a tante altre province italiane. Secondo questi dati noi saremmo addirittura 103esimi su 110 come province con i maggior benefici».

LA FORMAZIONE E IL LAVORO
Al tavolo per il lavoro una parte importante dovrà averla anche la scuola: «c’è un elemento fondamentale che riguarda il lavoro – spiega Premazzi -: oggi c’è una forte sproporzione tra le competenze richieste dalle imprese e quelle che i ragazzi ricevono nella propria formazione. Lo dico pensando a quanto è emerso dall’ultimo tavolo della formazione scolastico a proposito delle proiezioni sui dati sulle iscrizioni scolastiche del prossimo anno. Il 42% degli studenti sceglieranno i licei, il 37% l’istruzione tecnica e solo il 7% i professionali quinquennali. Emerge una forte prevalenza di profili orientati ai servizi e meno su lavori manufatturieri e dell’artigianato che invece sono il maggior bacino di lavoro oggi. Integrare questo punto di vista nel tavolo del lavoro sarà fondamentale».

di tomaso.bassani@varesenews.it
Pubblicato il 18 febbraio 2019
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