Caianiello in cella non parla

Interrogatorio di garanzia per Gioacchino Caianiello nel carcere di Opera. Si è avvalso della facoltà di non rispondere come altri degli indagati

nino caianiello apertura

Carte lunghe e bocche cucite. Si sono svolti nel pomeriggio di oggi, 8 maggio gli interrogatori di garanzia fra i magistrati dell’inchiesta «mensa dei poveri» della Dda di Milano che ieri ha portato all’esecuzione di 43 misure cautelari.

Associazione a delinquere turbativa d’asta, corruzione: reati contro la pubblica amministrazione che vedono arrestati e indagati di primo piano nel panorama politico regionale, esponenti di spicco di Forza Italia e delle correnti locali ad essa collegate.

Come il caso di Nino Caianiello in cella singola «ma non in isolamento», specifica il suo legale Tiberio Massironi del foro di Busto Arsizio.

In carcere anche l’imprenditore Leonida Paggiaro (difeso da Giuliano Pisapia) accusato assieme a Caianiello di quella «tangente al quadrato» frutto della rinuncia ad un risarcimento vinto in giudizio da cedere – è l’accusa dei Pm – come tangente allo stesso soggetto condannato per concussione, lo stesso Nino Caianiello; sentito anche l’architetto Piermichele Miano patrocinato da Cesare Cicorella e l’oramai ex assessore all’urbanistica del comune di Gallarate Alessandro Petrone difeso da Concetto Galati.

Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Strategia difensiva che parte dalla necessità di una precisa conoscenza dei fatti contestati per un’ordinanza corposa – di oltre 700 pagine – ricca di trascrizioni di intercettazioni ambientali, episodi e ipotesi accusatorie che i legali vogliono analizzare in maniera approfondita.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 maggio 2019
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