Tormento: “Varese mi è rimasta dentro. Sogno un duetto con Giorgia”

Il singolo "Acqua su Marte" sta spopolando sul web e in radio. L'ex Sottotono si racconta mentre è in studio a lavorare al nuovo album

Generico 2018

«Siamo ultracontenti». Lo dice subito e si sente dal tono di voce che arriva dallo studio di registrazione dove sta ultimando la realizzazione dell’album che uscirà nei prossimi mesi.

“Acqua su Marte”, il nuovo singolo di Tormento, sta spopolando sul web e in radio. Nato a Reggio Calabria nel 1975, al secolo Massimiliano Cellamaro, è cresciuto a Varese dove ha cominciato a fare rap coi mitici Sottotono, formazione leggendaria nel panorama musicale a cavallo degli anni Novanta.

Come è nata la canzone e la collaborazione con J-Ax?
«È frutto di molte esperienze, io ho sempre sperimentato molto passando dal rap al pop, mediando tra i diversi stili e i linguaggi. Ho cercato un ritmo che coinvolgesse fin dal primo ascolto, tornando ad un percorso che si avvicina ai tempi dei Sottotono. Ax lo ha fatto in parallelo con gli Articolo 31 e le sue varie esperienze pop, avvicinarsi e collaborare è stato naturale. Ne è uscita una bomba».

È un pezzo che in qualche modo mette a confronto due generazioni…
«Sì, parla alla nostra generazione senza nascondere le difficoltà che abbiamo incontrato per emergere e farci vedere. Con l’età, la maturità, abbiamo capito che è lavorando e sudando che si ottengono i risultati e si raggiungono gli obiettivi. Non è facile, ma ci si può riuscire. È una canzone che vuole rappresentare un’alternativa a quello che c’è in giro oggi: sento poca positività, troppa violenza».

Come consideri le nuove esperienze musicali sulla scena, i vari trapper, rapper e così via?
«Bè, io ho sempre ricercato. Ai tempi dei Sottotono abbiamo portato in tour Tiziano Ferro come corista, negli anni ho collaborato con tanti rapper più giovani come Fabri Fibra, Alborosie. Ai trapper di oggi che sfondano riconosco l’energia, alcuni hanno proprio un’aura intorno di successo, gli “occhi della tigre”: Sfera, Easy, Tedua, Achille Lauro, ogni tanto sento proprio il bisogno di fare qualcosa con loro, e mi fa piacere che in molti allo stesso modo mi cerchino. Hanno trovato la strada giusta per staccarsi dall’hip hop che aveva già dato e detto tutto. Da Varese sta emergendo Massimo Pericolo, che può sembrare un “matto”, ma racconta quello che vivono i giovani: violenza, rabbia, senza filtri. Va anche bene che la esprimano con la musica. Alla fine le cose non sono poi cambiate di tanto: gli spazi non c’erano e non ci sono oggi, le istituzioni fanno poco o nulla per i ragazzi, non ci vedevano trent’anni fa come non vedono oggi le nuove generazioni».

Com’è cambiato il tuo modo di scrivere canzoni e musica?
«Con gli anni ho imparato a gestire le emozioni, che vanno vissute e poi raccontate. Quando sto bene mi godo il momento, per me è più facile che un testo nasca da un disagio, se no non mi chiamerei Tormento…”Acqua su Marte” è lo specchio di tutto ciò. Quando non mi cercava nessuno, quando mi davano del vecchio o del finito, in quel momento ho reagito, mi sono preso del tempo per me stesso, ho disegnato e immaginato il mio futuro e le cose sono arrivate da sole: la Time, la mia nuova manager, un gruppo di lavoro che crede fortemente in me. Credo che si debba sempre cercare nuovi stimoli, ma anche ridefinire spazi, orari, tempi: in questo mondo si pensa troppo ai social e poco alla cultura, una cosa senza senso soprattutto nel nostro Paese».

Hai citato Varese in alcuni tuoi testi, “Tranquillo” su tutti ma anche nel tuo ultimo singolo. Sei rimasto legato alla città? Cosa ti ricordi dei tempi degli Otierre, dei Sottotono, di quanto “Varese era il New Jersey”?
«Certamente sì. Tanti angoli della città mi sono rimasti dentro. Ho vissuto fisicamente Varese, prima con la break-dance, poi con lo skate: in Galleria Manzoni, in piazza San Giuseppe con le suore che facevamo impazzire, sui corrimano delle scuole ci ho passato interi pomeriggi. Vedevamo Milano come la metropoli, ma a Varese stavamo bene, un po’ defilato rispetto al mondo dei paninari, più undeground. I milanesi li vivevamo come un po’ troppo fighetti, anche se è lì che volevamo arrivare. La periferia ci ha dato la semplicità, il legame alle cose vere. Ho ancora tanti amici che mi sono rimasti dentro. Vedere che oggi in piazza Repubblica, dove sono cresciuto, ci sono ragazzi che vanno sullo skate mi fa un enorme piacere».

Del nuovo album cosa ci dici?
«Sono in studio, ci sto lavorando. È praticamente pronto, ma non ho fretta. Stiamo preparando i singoli, poi con calma uscirà l’album: voglio far un po’ soffrire il mio pubblico, mi faccio desiderare, del resto è più bello godersi quello che ti piace se lo aspetti per un po’. Ci saranno delle sorprese, non posso svelare i featuring che ci saranno, ma posso dire che non saranno legati al mondo del rap. Una cantante con cui vorrei lavorare? Giorgia, per me è il top assoluto. Ho fatto qualcosina con lei in passato, ma è davvero un sogno poter collaborare di nuovo con quella che per me è la vera stella della musica italiana».

Rivedremo insieme i Sottotono prima o poi?
«Bella domanda…ci siamo ritrovati a Sanremo, Big Fish (l’altro Sottotono) ha fatto carriera come discografico, sono contento per lui. È sempre rimasto legato al mondo e al linguaggio musicale del rap, io sono più per la ricerca. Le strade si sono divise tanti anni fa, ma ci siamo sempre riavvicinati, annusati, ritrovati. Ce lo diciamo spesso, “quando sarà il momento” faremo di nuovo qualcosa insieme: per ora il momento non è ancora arrivato, sarà un’estate lunga, piena di appuntamenti, è dura ma sarà bellissimo».

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Pubblicato il 13 giugno 2019
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