Servizio di igiene pubblica: il Tar dà ragione al Comune

Respinti sia il ricorso principale che i tre atti di motivi aggiunti presentanti da ACSM-AGAM. Il tribunale amministrativo ha condannato inoltre la società a rifondere a Palazzo estense le spese di giudizio

pulizia urbana

La vicenda a colpi di carte bollate tra la società ACSM-AGAM Ambiente S.r.l. e il Comune di Varese sull’affidamento del servizio di igiene urbana ha uno sviluppo con una sentenza del Tar che dà ragione all’amministrazione Galimberti.

Respinti sia il ricorso principale che i tre atti di motivi aggiunti. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia con la sentenza appena pubblicata condivide le conclusioni del Comune di Varese sulla effettiva scadenza del contratto del servizio di igiene urbana.

Il Tar ha condannato inoltre la società ACSM-AGAM Ambiente S.r.l. a rifondere al Comune di Varese le spese di giudizio, per un valore di 10 mila euro. Come riporta una nota di Palazzo estense, si tratta della prima sentenza di un giudice amministrativo sull’applicazione dell’art. 8 della L. 115/2015 che ha modificato l’art. 34 comma 22 del D.L. 179/12, una sentenza quindi destinata a fare giurisprudenza ed a dettare la linea anche in altre situazioni analoghe.

“In parte infondati e in parte inammissibili e per questo respinti”. Queste le parole che si leggono nelle disposizioni della sentenza che sgombra ogni dubbio sulla bontà delle azioni intraprese dal Comune quando nel luglio del 2018 ha avviato la gara pubblica per l’assegnazione del servizio di igiene urbana.

In sostanza il Tar – spiegano dal Comune di Varese – respingendo i ricorsi dell’ex Aspem oggi Acsm Agam Ambiente, ribadisce la non applicazione delle regole di trasparenza e dei principi comunitari nella vendita del 90% di Aspem ad A2A nel 2008 che ha, tra l’altro, portato alla procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea nei confronti della Repubblica Italiana proprio per la vendita da parte del Comune di Varese alla società A2A S.p.a. del 90% del capitale sociale di ASPEM S.p.A. (titolare dell’affidamento diretto del servizio di igiene urbana), in quanto avvenuta senza il rispetto degli obblighi di pubblicità fissati dalla direttiva 2004/18/CE, senza garantire l’accesso a informazioni adeguate a tutti i potenziali acquirenti, senza che siano stati predeterminati e resi noti i criteri di selezione e aggiudicazione, di modo che sia rispettato il principio di non discriminazione. Non emergerebbe, sempre secondo il Tar, né come siano stati individuati i tre operatori economici posti in competizione tra loro, al fine di individuare il socio privato da fare entrare nella compagine sociale, né quali fossero i criteri predeterminati in forza dei quali dovesse essere preferito il progetto di uno dei tre.

Secondo il giudice amministrativo dunque, l’affidamento del servizio di igiene urbana ad ASPEM S.p.A. ora ACSM-AGAM Ambiente S.r.l. è cessato ex lege alla fine del 2018. Per questi motivi il Tar ha respinto i ricorsi e accolto le ragioni del Comune di Varese.

Il Sindaco Galimberti e l’assessore Buzzetti, che hanno seguito tutta la parte amministrativa legata al difficile contenzioso, dichiarano: “Il Giudice amministrativo conferma la totale correttezza dell’esercizio dell’attività amministrativa intrapresa dal Comune avviando la procedura di gara nell’interesse della massima legalità, trasparenza ed efficienza del servizio con costi inferiori per cittadini e aziende. Se avessimo seguito chi spingeva per proseguire l’affidamento del servizio fino alla scadenza contrattuale (2030) senza effettuare la gara avremmo esposto lo Stato italiano ed il Comune di Varese ad una nuova sicura procedura di infrazione comunitaria per violazione delle norme sulla concorrenza e conseguenti costi per la collettività. Pensiamo che questa sia la risposta migliore a chi in questi mesi ha paventato ricorsi milionari a carico del Comune”.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 luglio 2019
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