La buona sanità non fa notizia

In questa lettera un paziente racconta la sua esperienza presso la S.C. Ortopedia e Traumatologia di Varese

fine vita cure palliative

In genere la buona sanità non fa notizia o la si dà per scontata. In questa lettera vengono spiegati in modo molto chiaro dal paziente i passaggi della sua esperienza presso la S.C. Ortopedia e Traumatologia di Varese.

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Gent.mi,
è paradossale, ma “la buona notizia, non fa notizia” ed io che voglio dare risalto ad una “buona notizia” debbo necessariamente fare ricorso agli strumenti più idonei
per raggiungere il risultato che mi sono prefisso. Il più delle volte, quando ognuno di noi ha un problema, tende ad affrontarlo in modo privatistico e molto spesso privilegia la protesta, la polemica e il giudizio, alla comprensione e alla valutazione oggettiva dei fatti. La premessa si rende necessaria per far comprendere la ragione per la quale voglio esprimere il mio ragionato apprezzamento per ciò che mi ha coinvolto nei giorni scorsi.

Molto spesso la pubblica opinione esprime sulla Sanità italiana giudizi affrettati e negativi, privilegiando l’approccio particolare rispetto alla valutazione complessiva e sottolineando gli elementi di negatività che, a volte, si riscontrano nei risultati che si manifestano. Comprensibile ed umano, ma poco significativo per impattare sugli aspetti organizzativi e gestionali che configurano un processo operativo così complesso.

A volte, come nel mio caso, prima del risultato e condizionante anche poi per il resto, contano i comportamenti e gli atteggiamenti dei singoli operatori sanitari (gli individui vengono prima delle procedure!). Cordialità, coscienziosità, empatia, estroversione, assertività e propensione all’ascolto sono i presupposti che prima del processo, condizionano il giudizio.

È proprio questo che mi sento di rimarcare e che ho potuto apprezzare in modo significativo nella mia breve degenza (perché poi, con uno snobistico inglesismo la chiamiate “Day Surgery”, mi è ignoto!) presso la S.C. Ortopedia e Traumatologia di Varese.
Certamente il merito va congiuntamente ripartito tra il Prof. Michele Surace, il Dott. Marco Valoroso, il Dott. Enrico Pozzessere, la Dott.essa Marina De Felice e tutto il personale del reparto che hanno manifestato, non solo capacità specifiche specialistiche, ma anche grandi doti relazionali ed emotive.

In conclusione, Vi sarei grato se poteste trasmettere queste mie considerazioni e significativi apprezzamenti al reparto nel suo complesso. Da parte mia le invierò ai media locali in modo che sia dato il giusto rilievo e riconoscimento a chi, pur tra le mille difficoltà nelle quali si dibatte la sanità pubblica, si sforza ogni giorno di fare al meglio il proprio lavoro senza dimenticare i principi di umanità e relazionalità che ne sono a fondamento.

Da ultimo, anche perché non si dimentichi che l’eccellenza è un processo di continuo miglioramento, vorrei sottolineare che forse lo spostamento delle persone
dal reparto all’accettazione centrale per il ricovero e per recuperare la documentazione sulla privacy potrebbe essere evitato se la distribuzione della documentazione potesse essere fatta direttamente nel reparto e poi digitalizzata ed inviata all’accettazione.

Ringraziandovi per il tempo dedicatomi, colgo l’occasione per augurare buon
lavoro e salutarVi cordialmente.

Luigi Pastore

di
Pubblicato il 19 ottobre 2019
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