La sfumatura rosa della Lega

Di donne al Pirellone non ce ne sono tantissime. Ma una di quelle più in vista, e vivaci, è varesina: Francesca Brianza

Personaggi generiche

Di donne al Pirellone non ce ne sono tantissime. Ma una di quelle più in vista, e vivaci, è varesina: Francesca Brianza.  Ha già una lunga esperienza, in settori anche strategici, ed era una dei personaggi in prima fila nella serata di Bizzozero, che ha segnato la “ripartenza” della Lega a Varese.

La sua carriera è nata da consigliere di opposizione nel suo comune, a Venegono Superiore: «Sono partita come capogruppo di me stessa» scherza. Era il 2004. «Poi sono diventata consigliere provinciale. in seguito sono diventata sindaco di Venegono, poi assessore a Cultura e Turismo della Provincia di Varese quando presidente era Galli. Infine dalla provincia sono passata alla Regione: prima come consigliere, poi come fondatrice e presidente della commissione per i rapporti con la Svizzera. Un incarico che ho lasciato quando passata in giunta ma la delega rapporti con la Svizzera mi è rimasta». Brianza è assessore dall’ottobre 2015: «Sono partita con la delega al post Expo e alla città metropolitana, poi ai rapporti con la Confederazione, al reddito di autonomia e all’inclusione sociale».

Insomma, tanti impegni di ogni genere: come vede la rappresentanza femminile nelle istituzioni?
«La rappresentanza femminile non c’è: è ridotta, limitata. Lo si vede in tante occasioni. La verità è che la politica è ancora un ambiente estremamente maschile. Io sono contraria alle quote rosa, anche se forse all’inizio sono servite proprio per imporre certe rappresentanze, dare una chance. Adesso però dovrebbero essere i meriti a contare, i curriculum».

Come è nato il suo impegno per i Frontalieri, che alla fine è diventato un po’ il suo “marchio di fabbrica”?
«E’ una battaglia che sento mia, una situazione che ho sempre vissuto anche in famiglia. Il comune di Venegono Superiore ha tanti frontalieri. Si tratta di un aspetto a cui tenevo e di cui volevo occuparmi, sono stati anni interessanti. Credo veramente che ci siano molte potenzialità di collaborazione, sotto tanti aspetti: ma ci sono state anche tensioni, complice la revisione dell’accordo bilaterale, voluto poi congelato e poi ancora in stand by. Personalmente sono molto contenta che regione Lombardia se ne sia occupata: quando è stata istituita la commissione speciale non c’era tanta percezione nel resto della Lombardia del problema del frontalierato. Si sapeva poco di questa categoria di lavoratori: prima c’era stata qualche iniziativa sporadica, ma la commissione ci ha portato a mettere testa, impegno sull’argomento. Anche solo mettere in comune in numeri ha permesso di approfondire tante questioni: e con la regio Insubrica si è anche fatto un cambio di passo importante. Oggi abbiamo incontri frequenti»

La posizione attuale la “costringe” a un impegno eterogeneo, su tanti fronti apparentemente diversissimi…
«Ho la fortuna di occuparmi di cose che mi piacciono, se poi son eterogenee va benissimo: in questi giorni sono passata dalla Tre Valli ai frontalieri, alle iniziative di ottobre in rosa».

Qual è la battaglia della Lega a livello regionale?
«Continua a essere quella dell’autonomia, che ora è però in una situazione complicata. Questa però è la missione della legislatura regionale, perchè ora più che un percorso, è diventato un muro di gomma, una presa in giro. Non solo della Lega, ma anche dei tanti lombardi che hanno votato a favore. Ricordo che questa scelta non è stata fatta con un sondaggio in internet, ma con un voto serio, dei lombardi si sono mossi per andare a votare. E se il governo non ci sente, noi andiamo avanti lo stesso. Quella dell’autonomia è l’unica soluzione per far ripartire il Paese, non solo la Lombardia. E per creare, magari, una classe politica piu responsabile».

Cosa ve lo fa fare?
«La regione Lombardia di sicuro continua a essere una regione piena di eccellenze, anche dal punto di vista dell’istituzione, della sua serietà. Noi abbiamo bisogno di una cosa sola: l’autonomia. Il fatto che le agenzie di rating diano un valore superiore alla nostra regione che allo stato Italiano vorrà dire qualcosa: abbiamo la misura dei nidi gratis, parliamo di famiglia, parliamo di natalità, siamo stati i primi a contrastare il cyber bullismo. E’ inutile negarlo, la Lombardia è un passo avanti».

La sua vita, però, non si ferma alla politica: esercita infatti la sua professione di avvocato in uno studio tutto femminile in via Volta insieme ad altre due colleghe, dopo essere per tanti anni stata al lavoro nello studio legale di Attilio Fontana e Luca Marsico.

Detto anche questo, la domanda, non può che essere: Ma come fa a moltiplicare le ore? «Si corre tanto…» risponde. La prossima corsa va in direzione della capitale: «Il 19 l’appuntamento è a Roma per la grande manifestazione della Lega: naturalmente ci sarò anch’io».

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2019
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