Samarate-Ucraina: 2144 km per ritrovare la bambina che ospitano in estate

Giovanni ed Elisabetta hanno trascorso parte delle vacanze di Natale in Ucraina ospitati dalla famiglia di Vlade, la bambina che, da due estati, accolgono tramite l'associazione "Noi con voi"

Elisabetta e Giovanni da Samarate all'Ucraina

Il viaggio di Elisabetta Zocchi e Giovanni Re Fraschini fino a Malyn, cittadina natale della bambina (Vladislava) che ospitano ogni estate da due anni è l’esempio di come dall’accoglienza nascano legami duraturi e solidi. “Noi con voi” è la onlus che a Samarate, in collaborazione con la comunità pastorale “Maria Madre della Speranza”, ospita nella città i bambini dell’area limitrofa a Chernobyl con l’obiettivo di migliorarne la qualità della vita.

Elisabetta e Giovanni, infatti, durante le vacanze natalizie si sono diretti in Ucraina dalla famiglia della loro bambina, Vlade. «Siamo partiti in aereo da Malpensa il 27 dicembre e tornati il 30, le emozioni sono tuttora contrastanti: è incredibile come, in sole due ore e mezza di volo, si venga catapultati in una dimensione del tutto diversa dalla nostra». Malyn, infatti, è una piccola cittadina a 9o chilometri da Kiev ma, «appena si esce dalle mura della città non c’è quasi nulla, solo la steppa», raccontano i due.

Inoltre, una sensazione di estraneità è data anche dal fatto che molte città dell’Ucraina siano “rimaste indietro” di circa cinquant’anni: «Alcune città sembrano proprio le nostre degli anni Sessanta – Settanta, è incredibile questo enorme scarto tra noi e loro». «Molte città hanno ancora un’architettura dal sapore sovietico e sono piuttosto spoglie», continuano i due.

Il calore della famiglia di Vlade, però, ha fatto dimenticare loro questa diversità di spazio e di tempo: «Appena arrivati i famigliari di Vlade – i nonni Misha e Olga e il padre Sasha – ci hanno riempito di dolci, di vino, di calore e accoglienza. Un’esperienza molto emozionante», racconta Elisabetta. Vlade mediava facendo da traduttrice tra le sue due famiglie, anche se Elisabetta, che sta studiando il russo, cercava di interagire sia in russo sia in inglese con tutta la famiglia.

«Abbiamo fin da subito cercato di comunicare le emozioni provate nell’ospitare Vladisava la prima volta e di ciò che provava quando le mancava la sua terra e la sua famiglia, cercando un confronto con loro, di come abbiano vissuto la lontananza». La famiglia, poi, ha accompagnato i Re Fraschini a visitare Malyn ed i luoghi frequentati da Vlade, come la scuola, e Kiev.

E a Chernobyl siete stati? «Ci porteranno la prossima volta che andremo a trovarli. Trattandosi del nostro primo incontro con loro non abbiamo approfondito molto l’argomento Chernobyl, ci siamo focalizzati per lo più sulla bambina e sulla conoscenza della sua famiglia». Chernobyl, poi, come raccontano i due, è un argomento un po’ spinoso per loro: «Alcuni non ne parlano, mentre altri erano piccoli quando è accaduto il disastro nucleare e si sono visti trascinare via a forza da quella che era la loro città. La ferita è talmente profonda che alcuni non sono più tornati».

«I genitori di Vlade hanno rinnovato l’invito per l’anno prossimo e anche noi li abbiamo invitati a venire in Italia, non vediamo l’ora». La storia di Giovanni ed Elisabetta racchiude, nel suo calore e nel valore dell’ospitalità, il miglior finale possibile per tutte le famiglie che decidono di ospitare un bambino o una bambina dell’area di Chernobyl: allargare il proprio nucleo famigliare  e dare vita a nuovi legami.

I coniugi Re Fraschini non sono gli unici ad aver approfittato delle festività natalizie per far visita: una famiglia di Sesto Calende è, infatti, partita in treno verso Kiev per andare a trovare la famiglia della loro bambina.

di nicole.erbetti@gmail.com
Pubblicato il 08 gennaio 2020
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