Terra di leggende il regno delle bocce, l’onorevole

Le bocce hanno in sé un enorme segreto: onorevoli o no bisogna giocarle bene

Bocce varie

Due campetti in terra che vogliono rimanere ammantati di semplicità, che quasi si celano alle spalle dell’edificio dove bar e ristorante sono in continua competizione, l’uno per produrre gelati artigianali di qualità sopraffina, l’altro per stupire con piatti tradizionali sempre pronti a svelare insospettati profumi e sapori atti ad esaltare la fantasia del cuoco. Campetti divisi da una rudimentale asse, discontinua nella parte centrale, bocce di legno scuro e uno stuolo di giocatori di età variabile, che si affannano negli assolati pomeriggi estivi a competere con agonismo sovente orientato all’ironica presa in giro, al bonario scherno, alla canzonatura quale componente irrinunciabile del divertimento che il gioco elargisce con dovizia. Bocce tutte uguali, forse un po’ sghimbesce, marcate tramite il gesso, applicando segni per differenziarle: cerchi, crocette o linee tracciate senza pretese, ma sufficienti a distinguerle per il conteggio dei punti. (sopra: quel che rimane di quel campo di bocce)

Umanità multiforme, dall’idraulico all’impiegato di banca, dal dentista all’onorevole. Ecco l’onorevole: ormai in pensione, di quale attività non è dato conoscere, ma di certo è stato onorevole, nel Ventennio, probabilmente, forse della lista unica dei 400 candidati compilati dal Gran Consiglio, chissà. È consapevole del suo ruolo passato, sulle sponde del Lago Maggiore la guerra ha lasciato tracce, ma i rancori sono sopiti e lui vive la sua realtà, ora modesta, fuori dai bagliori delle luci del potere, giocando a bocce, impeccabile però, con l’immancabile farfallino sulla camicia candida, senza giacca, abbandonata negligentemente su una delle sedie metalliche accanto al tavolino in pietra, in omaggio alla calura pomeridiana che non concede favori, neppure agli onorevoli.

Ma le bocce hanno in sé un enorme segreto: onorevoli o no bisogna giocarle bene, e lui è un “puntista”, non boccia – forse non è molto dignitoso lasciarsi andare a sbracciate poco estetiche e al limite della volgarità del movimento -, guarda il boccino con intenzione, sembra volerlo calamitare con gli occhi, poi lancia la sfera, senza chinarsi, per carità, con grazia, con movenze lievi, ma serie, convinte.

E a quel punto inizia la rappresentazione: la boccia cammina, saltellando leggermente sul terreno imperfetto e si dirige verso il piccolo oggetto del desiderio, al quale vuole affiancarsi, in una suprema esibizione di bravura. Lui allora abbandona l’atteggiamento distaccato e, a piccoli passi, la segue, inchinandosi ora a destra, ora a sinistra, per guidarla, per dirigerla, per fornirle un piccolo consistente appoggio affinché percorra il suo tragitto correttamente, non si fermi né troppo presto, né troppo tardi e, allorché perviene nelle vicinanze del pallino, subentrano ulteriori aiuti manifesti, agita le braccia, sospinge l’atmosfera intorno al fine di raggiungere il traguardo al quale l’aveva
destinata. Solo qualche sorriso appena accennato – i dileggi sono riservati ad altri, lui è pur sempre l’onorevole -, mentre l’artista si volge con un volto compunto, ma saturo della soddisfazione per la buona accostata, quasi a significare: «Vedete come si fa, non è poi così difficile!». La partita prosegue, l’onorevole comincia a denunciare la fatica – non è più un giovanotto! – le bocce, malgrado la guida sempre accurata, si fermano a distanze crescenti dal boccino e il volto raggiante s’intristisce, il mento dapprima eretto, pende sempre più verso il farfallino e la crudele sconfitta prende forma, si sostanzia e arriva a compimento.

E allora l’onorevole si avvicina al tavolo in pietra, sorseggia ancora un poco della bibita ormai priva dell’originaria freschezza, il volto paonazzo, le ascelle madide di sudore, prende la sua giacca senza indossarla, se la carica sulle spalle e mesto e deluso si avvia all’uscita nel mentre i lazzi dei compagni della quotidiana avventura, finalmente liberi, si scatenano nella afosa giornata di quell’estate dei primi anni cinquanta, con la guerra ancora vivida nei ricordi che l’onorevole riesce a non far scordare in un mondo ansioso di abbandonarsi alla suggestione della vita priva di atroci contrasti e di lasciarsi prendere per mano, finalmente in pace.

PILLOLE DI BOCCE
Giovedì 30 gennaio – Gorla – Campioni provinciali:
Categoria A – coppia – Bossi/Scurati – Cuviese
Categoria B – coppia – Cavigioli/Lauti – Stella
Categoria C – individuale – Selmo – Gorla Maggiore
Venerdì 31 gennaio – San Cassano – Campioni provinciali:
Categoria A – individuale – D’Altoè – F.lli d’Italia
Categoria B – individuale – Macchi – BeiGiurnà
Categoria C – coppia – Pavarin/Politi – Renese
I vincitori, compresi quelli della scorsa settimana, sono qualificati per i Campionati
Regionali del 22 marzo a Bergamo.
Sabato 01 febbraio – Campionati a squadre:
Prima Categoria – Sconfitta F.lli d’Italia con Cadorago – F.lli d’Italia già qualificata.
Seconda Categoria – Sconfitta Renese con Possaccio – Qualificata Pontelambro (CO)
Terza Categoria – Bederese (VA) – La Bocciofila (NO) 6-2 – Qualificata BeiGiurnà (VA)
Domenica 2 febbraio – Femminile – Possaccio – F.lli d’Italia
Lunedì 3 febbraio – Cuvio e San Cassano – inizio eliminatorie provinciale coppie
A,B,C,D.

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Pubblicato il 03 Febbraio 2020
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