Coldiretti: “Riaprite i distributori del latte”

Il presidente Fiori: "non andavano nemmeno chiusi, dato che costituiscono un servizio importante per la collettività”

latte crudo

Riaprire i distributori del latte fresco, semplicemente “perché non andavano nemmeno chiusi, dato che costituiscono un servizio importante per la collettività”: è la richiesta di Coldiretti Varese, per nome del suo presidente varesino Fernando Fiori. “Nei giorni scorsi abbiamo visto una situazione paradossale: ovvero, i distributori di sigarette attivi h24 e, poco lontano, quelli del latte bloccati. Un palese nonsenso”.

A conferma delle osservazioni di Fiori, anche una nota di chiarimento della Struttura Prevenzione Sanità Veterinaria della Regione Lombardia che evidenzia come “I distributori automatici del latte non rientrano tra le categorie di distributori richiamati” nell’ordinanza che ne disponeva la chiusura, precisando che “è comunque opportuno che sia esposta l’indicazione di mantenere la distanza minima di almeno un metro, al fine di rispettare la distanza tra gli utenti ed evitare assembramenti”.

«Ora si riapra subito e si garantisca un servizio che, in questi giorni, è più che mai utile e necessario alla cittadinanza» aggiunge Paolo Zanotti, presidente dell’Associazione provinciale AgriMercato di Campagna Amica che, numeri alla mano, evidenzia come «I consumi di latte siano stati, in questi giorni, quelli che hanno avuto un incremento a due cifre: quindi, riaprire i distributori significa alleviare il carico di code e affollamenti al supermercato, con benefici per tutti».

Intanto, è allerta per il quadro globale del comparto: mentre gli allevatori lavorano senza sosta per garantire gli approvvigionamenti, ogni giorno 5,7 milioni di litri di latte straniero attraversano le frontiere e arrivano in Italia, e «alcune aziende di trasformazione hanno addirittura cercato di tagliare i compensi riconosciuti agli allevatori italiani, con la scusa della sovrapproduzione».  I numeri derivano dall’analisi di Coldiretti ricavata sulla base dei dati del Ministero della salute relativi ai primi quindici giorni del mese di marzo 2020 sui flussi commerciali dall’estero in latte equivalente.

«Chiediamo di rendere pubblici gli elenchi dei caseifici che importano latte e cagliate dall’estero e vogliono abbassare le quotazioni di quello italiano, con il superamento delle attuali procedure di accesso ai dati –  concludono Fiori e Zanotti – In gioco c’è il futuro di un settore che a livello nazionale produce ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di litri di latte vaccino: di questi, il 40% è munto nella nostra regione, la Lombardia. Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado. Ai consumatori un appello: anche e soprattutto ora, fate attenzione all’etichetta dei prodotti, in modo da aver chiaro, oltre alla scadenza, il luogo di effettiva mungitura del latte, accertandovi di acquistare al 100% made in Italy. Ciò, ovviamente, vale anche per gli altri prodotti alimentari».

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Pubblicato il 30 Marzo 2020
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