Tre errori tra i 57 nomi nel Famedio dei varesini appena inaugurato. Strazzi: “Fabbro al lavoro da lunedì”

Roberto Maroni indicato come Ernesto (suo secondo nome), Tomassini che diventa Tommasini e Amalia Liala che diventa Amelia. La presidente della commissione: "Dispiace ma fortunatamente le targhe sono amovibili"

Generico 19 Jan 2026

Benedette targhe amovibili. Roberto “Bobo” Maroni che diventa Ernesto (suo secondo nome) e Antonio Tomassini che diventa Tommasini e un terzo, Amalia Liala che si trasforma in Amelia, sono i tre errori tra i 57 nomi inseriti nel Famedio di Varese, inaugurato questa mattina nel cimitero di Giuliano.

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A poche ore dall’inaugurazione, infatti, sono iniziate a circolare sui social le immagini che sottolineavano gli errori incisi sulle targhette in metallo. Fortunatamente la correzione potrà essere fatta già lunedì mattina grazie al sistema di targhe in metallo amovibili, scelto dalla commissione per dare la possibilità in futuro di modificare la lista o cambiarne i criteri e l’ordine dei nominativi.

La presidente della commissione Famedio, Francesca Strazzi, non è riuscita a darsi una spiegazione per i tre inciampi in una giornata che doveva essere perfetta: «Sono tremendamente dispiaciuta per gli errori che, in almeno due casi, riguardano persone comunque contemporanee e molto conosciute – ha detto riferendosi a Maroni (che fa Ernesto di secondo nome, ndr) e a Tomassini -. Fortunatamente possiamo rimediare facilmente ma posso assicurare che in tutti i documenti i nomi e le date erano corretti».

A questo punto è da benedire la decisione di non utilizzare il sistema dell’incisione sulla lastra di marmo: «Ringrazio i membri della commissione, l’architetto Nessi e gli uffici per la scelta di non fare un’unica lastra marmorea con i nomi incisi altrimenti sarebbe stato un bel problema – ha commentato la presidente Francesca Strazzi -. Da subito mi sono attivata per ricontrollare tutti i nomi e le date e da domani interverremo per correggere subito gli errori».

«Ernesto, come Ernesto Guevara della Serna, detto Che, per via dell’intercalare che infilava in ogni frase. Quello stesso Che Guevara di cui il “Nostro” leggeva i Diari della motocicletta dai microfoni di Radio Varese. Un segno, una coincidenza, un gioco del destino?» Inizia così la riflessione di Marco Pinti, grande amico di Roberto Maroni, ex segretario della Lega e consigliere comunale a Varese, a commento di un dettaglio che non è passato inosservato durante la cerimonia al Famedio dei cittadini illustri di Varese: sulla targa dedicata a Maroni, infatti, il suo nome è comparso come Ernesto, anziché Roberto.

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Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it

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Pubblicato il 25 Gennaio 2026
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